
Abbiamo già affrontato il tema della depressione negli anziani. I primi sintomi più evidenti, citiamo quelli relativi all’alterazione dell’umore, che può rivelarsi nella tristezza, nell’apatia, nella perdita di interesse in attività prima abituali e nell’ incapacità di divertirsi. In aggiunta all’enunciato sopra specificato il medico Luis Carlos Arranz, specialista in geriatria, dice che possono comparire sensi di colpa, rimorso, pessimismo, disperazione, difficoltà di concentrazione e desiderio di morire. Aggiunge che possono presentarsi anche dei sintomi corporei o somatici: «Disturbi del sonno – più spesso l’insonnia, meno frequentemente l’ipersonnia; la perdita di peso per inappetenza; fatica o mancanza di energia. Ci sono anche molti altri sintomi somatici – disturbi gastrointestinali, vertigini, mal di testa, che a volte sono predominanti nella depressione degli anziani» (fonte Aleteia). Un aspetto che deve essere chiaro, un mito che bisogna sfatare è che un disturbo depressivo non equivale ad una sensazione temporanea di tristezza. La depressione ha un’intensità e una durata maggiore, ed è inoltre accompagnata da un insieme di sintomi che rivelano la malattia. L’Apa (American Psychiatric Association) fornisce alcune linee guida quando si ha a che fare con una persona depressa a causa dell’età. Sono 6 regole auree che noi operatori che lavoriamo in Rsa possiamo fare nostre.
Mentre l’invecchiamento è una parte inevitabile della vita, la depressione non dovrebbe farne parte. I ricercatori concordano sul fatto che effettuando in modo precoce riconoscimento, diagnosi e trattamento, si possono contrastare e prevenire le conseguenze emotive e fisiche della depressione. Di grande rilevanza, sotto questo punto di vista è la vicinanza discreta nei confronti dei nostri ospiti in modo tale che loro acquisiscano fiducia e con la nostra presenza si sentano protetti ed al sicuro.