Un decalogo di comportamenti da attuare con una persona affetta da demenza senile

Come comportarsi con anziano con demenza senile se non è più in grado di dirti come si sente o quali siano le sue percezioni? Non è semplice, ci vuole tanta pazienza, ma si sono anche tecniche consolidate che si imparano sul campo. Dobbiamo, innanzitutto affinare la nostra capacità di ascolto ed essere più attenti al  suo comportamento per cogliere i segnali che ci vuole inviare. La difficoltà nello stare accanto a una persona affetta da demenza è che questa scardina tutti i presupposti relazionali sui quali ci siamo basati per tutta la vita. Gesti semplici del quotidiano come un “per favore” e un “grazie” spariscono, anzi l’anziano potrebbe rifiutare anche con violenza il tuo prendersi cura di lui. La quotidianità per chi accudisce una persona affetta da demenza, o “caregiver” come spesso vengono indicati coloro che si occupano di persone non autosufficienti,  spesso può essere un percorso faticoso, doloroso e gettare nello sconforto. E allora può succedere che all’apice della fatica si finisca per prendersela con la persona malata di demenza per poi subito pentirsene, in un’alternanza di stati d’animo che non fanno bene a nessuno dei due. Non ci sono regole, non ci sono manuali da seguire, ciascuna situazione è un caso a sé. In questo articolo riporto alcuni suggerimenti estrapolati dai molti articoli presenti in rete. Nel sito www.alzheimersreadingroom.com abbiamo trovato questa sorta di decalogo applicabile nella cura dei malati di demenza riportare qui:

  1. Sai cosa mi fa sentire protetto, sicuro e felice? Un sorriso.
  2. Ci hai mai pensato? Quando sei teso e arrabbiato mi fai sentire teso e arrabbiato.
  3. Invece di metterti a riordinare e sistemare quello che ho fatto e che a me sembra perfettamente normale mentre per te è un disastro sai cosa mi aiuterebbe? Un sorriso mentre fai le cose con me.
  4. Per favore ricordati che la mia memoria a breve termine ora non c’è quasi più, quindi non parlare così in fretta, non usare così tante parole per quello che devi dire.
  5. Ormai sai qual è la mia risposta quando ti dilunghi in spiegazioni sul perché dovrei fare una certa cosa. Lo sai che ti dirò di NO. “NO” perché non capisco quello che mi dici e non so se mi stai chiedendo di fare qualcosa che è giusto o qualcosa di sbagliato. E quindi, per la mia sicurezza ti rispondo semplicemente di NO.
  6. Rallenta. Non cominciare a parlarmi senza neppure guardarmi in viso. Ti ho già detto che mi piace quando mi sorridi?
  7. Assicurati di avere la mia attenzione prima di parlare. Sappi che se non lo fai e io ti sento parlare senza capire quello che dici mi stai solo confondendo. E quale sarà la mia risposta? Ancora NO, qualsiasi cosa tu mi abbia chiesto.
  8. Ricordati anche che la mia capacità di attenzione non è più come quella di una volta, tu non arrivi neppure a metà del tuo discorso e io mi sono già perso.
  9. A volte parli con me come se fossi bambino o un idiota. Ti piacerebbe se facessi lo stesso con te? Appunto, allora smetti di comportarti così.
  10. Invece di continuare a parlare perché non mi prendi la mano? Ho bisogno di una guida non di qualcuno che si lagni in continuazione per quello che faccio o non faccio.

Anche per le persone anziane esiste la figura dello psicologo può essere estremamente importante nell’affrontare i numerosi cambiamenti che si sono verificati e che verificano di continuo: l’interrompersi dell’attività lavorativa, nuove nascite che ingrandiscono la famiglia, malattie e lutti che colpiscono chi gli vive accanto; il proprio stato di salute. Restare soli. Momenti che possono portare stress e destabilizzazione emotiva ed avere un impatto sugli equilibri che fino a quel momento avevano garantito un certo tipo di vita. Lo psicologo esperto nel lavoro con l’anziano può fornire un supporto anche ai familiari della persona con demenza o decadimento cognitivo.

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