L’invecchiamento è come un paese straniero: un territorio inesplorato

La poetessa belga May Sarton naturalizzata statunitense (1912-1995) accosta l’età avanzata a un «paese straniero, un territorio inesplorato, di cui nulla si conosce né si vuole conoscere fino al momento in cui non ci si trova ad abitarlo». Chi è ancora nelle fasi di vita che precedono la terza e la quarta età fatica a immaginare quel paese, che appare remoto o qualcosa che non ci riguarda. Eppure, con il progressivo e inarrestabile crescere, negli ultimi decenni, della sua estensione, cresce anche la tentazione di scrutare cosa accade entro i suoi confini, a conoscere e riconoscere chi lo abita. Per molto tempo, la psicologia si è occupata prevalentemente degli aspetti deficitari dell’invecchiamento, risentendo di un orientamento focalizzato più sullo studio delle singole funzioni/disfunzioni. Così come le altre scienze, anche la psicologia della terza età si è evoluta per rispondere alle esigenze più diversificate, arricchendosi di una visione umanistica, di una componente antropologica e di una concezione olistica, in cui prevale la centralità dell’individuo nel suo complesso. È stata evidenziata l’importanza di una visione centrata sulla persona e sulla valorizzazione delle sue risorse, in una fase della vita in cui si assiste non solo al progressivo instaurarsi di aspetti involutivi e di perdita, ma anche di attiva ridefinizione del proprio ruolo e delle proprie possibilità individuali e sociali. Alla luce di ciò la psicologia offre anche gli strumenti per sostenere l’individuo a fissare nella propria mente i cambiamenti, gestire gli aspetti involutivi, riconoscere le potenzialità e le risorse necessarie per ritrovare un giusto equilibrio e un sano livello di autonomia, anche attraverso interventi mirati a rimodulare il rapporto con l’ambiente. James Hillman sosteneva che solo durante l’anzianità è possibile raggiungere la piena espressione ed è in quegli anni che diventiamo quello che siamo davvero. L’invecchiamento comporta modificazioni dell’assetto cognitivo e psicologico della persona, anche se questa distinzione è piuttosto artificiosa e mai netta. La componente psicologica si rapporta alla personalità, alla storia individuale, allo stile di vita, alle interazioni con l’ambiente, agli eventi. Il progressivo declino delle funzioni cognitive che caratterizza la senescenza è più correlato ad alterazioni strutturali e funzionali del cervello. In condizioni fisiologiche, tuttavia, queste alterazioni possono essere in parte compensate dal fenomeno della plasticità neuronale e dalla continua e mirata stimolazione ambientale. Per questo motivo il nostro impegno in Rsa è quello di fornire una adeguata stimolazione cognitiva ed anche ambientale creando sempre più familiarità. È quello che stiamo effettuando ormai da un paio di anni. I risultati sono arrivati ed è la strada giusta da perseguire.

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