
Con l’invecchiamento l’organismo va incontro a una serie di modificazioni morfologiche e funzionali, a carico dei vari organi e tessuti, caratterizzate da una tendenza generale all’atrofia e da una diminuita efficienza funzionale. «In particolare nel cervello avviene un processo denominato apoptosi (cioè morte cellulare programmata). L’invecchiamento si accompagna anche ad una riduzione nella velocità di elaborazione delle informazioni (si diventa più lenti nel dare le risposte, ciò non significa rispondere in modo sbagliato) e ad una diminuita efficienza dell’intelligenza fluida: la capacità di apprendere nuove abilità» (Fonte Annalisa Scarpini psicologa e psicoterapeuta). In sintesi, con l’avanzare dell’età è normale non ricordare un numero di telefono o il nome di una persona nota e non avere più i riflessi pronti come in passato: sebbene questi effetti dell’età possano impensierire, tuttavia essi esprimono un processo naturale. Quando si parla dell’invecchiamento non ci si riferisce quindi solamente all’avanzare dell’età cronologica ma anche ai tanti cambiamenti organici, cognitivi ed emotivi che ad esso sono correlati. Questi variano da individuo a individuo. Secondo lo studioso Alfred Adler, a livello psicologico, i tre compiti vitali, che costituiscono per l’uomo le principali forme di realizzazione, cioè il lavoro, gli affetti e le relazioni sociali, subiscono con l’età profonde modificazioni. «Sono condannato a essere libero», scriveva invece il filosofo, poeta e scrittore francese Jean Paul Sartre nei giorni della sua vecchiaia, e con questa frase si riferiva a quella disponibilità infinita di tempo, che la nostra società regala agli anziani, liberati dagli impegni lavorativi. Dopo molti anni vissuti con i ritmi dettati dalle esigenze altrui, la fabbrica, l’ufficio, il traffico, i figli da portare a scuola, ritrovarsi con il proprio tempo liberato può provocare, dopo un primo momento di euforia, una reazione di delusione e sgomento, tanto che il tempo libero può divenire un assillante vuoto da riempire, anziché e una preziosa risorsa da utilizzare. Proprio questa sensazione di “vuoto” spesso associata ad una idea di inutilità accompagna molti anziani che entrano in una realtà istituzionale come la RSA. Per questo motivo il nostro compito di educatori, Oss, personale infermieristico e sanitario è quello di trasformare questo “senso di vuoto” in energia positiva per poter sfruttare al meglio i propri talenti – passioni e capacità residue.