La persona è ancora lì. Un aspetto importante nell’approccio con le demenze

«La fragilità è quello che attende molte persone nelle fasi più avanzate della vita. Accettare questa realtà nell’assistenza significa riconoscere la verità della nostra vulnerabilità e della nostra interdipendenza. Ma soprattutto mettere la persona al centro del nostro lavoro», Questo lo dice Tom Kitwood, avanguardista nel campo dello studio della demenza, su come si evolve, sull’esperienza vissuta da chi ne soffre e sull’assistenza centrata sulla persona. Nei suoi ultimi scritti vengono illustrati quei meccanismi delle interazioni quotidiane che possono rinforzare e aggravare la demenza e, di contro, le interazioni che sanno andare a cercare la persona, sanno sostenerla e, nonostante tutte le difficoltà, riescono anche ad apprendere da lei. L’assunto di base del lavoro di Kitwood è «La Persona è ancora lì», anche quando sembra svanita nel nulla, o ricompare per fugaci momenti. Questo concetto è assolutamente fondamentale, ciò la «centralità della persona». Prendersi cura di un anziano fragile, con problemi di fragilità fisica e mentale, pone sia familiari che professionisti di fronte a sfide e difficoltà che soltanto attraverso un lavoro congiunto, integrato e basato sulla condivisione, è possibile affrontare efficacemente. Tuttavia, nonostante la portata sempre più crescente del problema, l’attenzione tende spesso a concentrarsi principalmente sugli aspetti medici, economici e manageriali. Minore attenzione è attribuita a un aspetto che in realtà rimane centrale: come rispettare l’«umanità» e i «diritti esistenziali» profondi delle persone fragili e delle loro famiglie mentre si organizza l’assistenza in loro favore. «La dignità del singolo anziano deve essere collocata al primo posto, ha sottolineati Marco Trabucchi (Presidente Associazione Italiana di Psicogeriatria), in un convegno organizzato sul tema il 2 e 3 ottobre del 2020 – perché il rispetto della persona in tutte le sue dinamiche è premessa indiscutibile a qualsiasi progetto concreto. Nessun motivo organizzativo, nessuna contingenza, per quanto temporanea, potrà permettere di avvicinare l’anziano come un insieme di bisogni, invece che come contenitore vivo di volontà, di speranze, di relazioni, talvolta anche di povertà e di disperazione». Vedere l’essere Persona in termini relazionali è essenziale per comprendere la demenza. Tom Kitwood sostiene che «persino quando il deterioramento cognitivo è molto grave, una forma di incontro e di relazione Io-Tu è spesso possibile. C’è, comunque, da considerare un punto molto triste rispetto alla pratica contemporanea: un uomo o una donna potrebbero ricevere la diagnosi più accurata, essere sottoposti alla valutazione iniziale più esaustiva, essere oggetto di un progetto di assistenza estremamente dettagliato ed essere alloggiati in un luogo estremamente piacevole senza che abbia luogo alcun incontro del tipo Io-Tu».

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