Il declino fisico negli anziani e le terapie non farmacologiche

Il declino fisico degli anziani, che osserviamo durante l’invecchiamento, dovuta alla complessa interrelazione tra invecchiamento geneticamente determinato, malattia e disuso. In questo ambito, un altro concetto importante che spesso ricorre è quello legato allo stato funzionale dell’anziano. Per stato funzionale  si intende la funzione fisica nella prestazione, cioè la capacità di sviluppare un lavoro finalizzato ad attività della vita quotidiana. «Infatti, l’anziano risulta particolarmente esposto al declino della “funzione fisica” e dello “stato funzionale”. Il declino funzionale è la diminuzione della capacità fisica potenziale, che si osserva durante l’invecchiamento dovuta alla complessa relazione tra invecchiamento genetico, malattia e disuso. La valutazione dello stato funzionale di una persona anziana è parte di una valutazione più ampia denominata valutazione multidimensionale dell’anziano (VMA) e determina il cosiddetto stato di fragilità della persona» (Fonte valore in Rsa). La cura inizia dal saper ascoltare. Le terapie non farmacologiche sono utili se tutti i servizi della struttura (sanitario-infermieristico, servizio di animazione, assistenziale, fisioterapico e alberghiero) collaborano in modo sinergico e quindi con un approccio multidisciplinare e in ambiente protesico. È fondamentale che l’intervento non farmacologico venga individualizzato e scelto in base alle caratteristiche dell’anziano (storia, preferenze, abitudini, hobby) e non solo sulla patologia e sul livello di compromissione o disturbo comportamentale. La reminiscenza, ad esempio, costituisce uno degli approcci “non farmacologici” più promettenti e sul quale esiste anche una buona evidenza scientifica, in quanto rappresenta il “filo conduttore” di interventi evidence-based come la stimolazione cognitiva (CST) e la terapia occupazionale (TO), è una modalità necessaria da diffondere e promuovere a quanti si occupano di “cura”, intesa come “prendersi cura” nella sua definizione più globale, delle demenze. Il fine che guida questi tipi di intervento è, primo fra tutti, il raggiungimento della migliore qualità di vita per il soggetto sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale, compatibilmente con lo stadio di malattia in cui si trova; il secondo, ma non meno importante, è creare un ambiente lavorativo positivo e adeguato anche per l’operatore. È fondamentale che l’intervento non farmacologico venga individualizzato e scelto in base alle caratteristiche dell’anziano (storia, preferenze, abitudini, hobby) e non solo sulla patologia e sul livello di compromissione o disturbo comportamentale.

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