La reminiscenza, importante terapia non farmacologica

Tra le terapie non farmacologiche rivolte agli anziani con disturbi comportamentali o con inizi di decadimento cognitivo la terapia della reminiscenza è largamente utilizzata. Si tratta di rivisitazioni del passato e del vissuto, che hanno considerato l’efficacia del trattamento sui disturbi comportamentali e sulla depressione. «Questi trattamenti molto semplici mostrano la presenza di una elevata variabilità nella metodologia usata ma con una tendenza positiva relativa ai sintomi depressivi sebbene con risultati statisticamente non significativi (Subramaniam, Woods 2012; Seitz 2012; Blake 2013)». La reminiscenza è principalmente un momento di scambio di racconti in piccolo gruppo (massimo cinque persone), alla presenza dell’educatore, dove, sollecitata dal materiale precedentemente preparato, la persona con disturbi della sfera cognitiva lascia libero spazio alla rievocazione e all’interazione con i presenti. Molto utilizzata è una scatola di scarpe o un contenitore dove all’interno vengono posizionate alcuni oggetti o fotografie che possano in maniera significativa rievocare negli anziani ricordi importanti del loro passato e del loro vissuto. Si cerca ovviamente di evitare ricordi dolorosi.  «Il progetto è uno spiraglio al cambiamento, che porta la persona a vincere il senso di dipendenza e l’inevitabile declino a cui la società ancora relega le persone con demenza. E certamente è utile proseguire con nuove persone sulla strada aperta dai primi partecipanti per offrire loro la possibilità di farsi reale portavoce di una testimonianza positiva (I luoghi della cura online)». L’istituto geriatrico “C. Golgi” di Abbiategrasso (Milano) è stato una delle prime realtà geriatriche nei primi anni Duemila a sperimentare questo genere di trattamento.  Si tratta di prevedere, con un piccolo gruppo di persone alla volta, presenti all’interno della struttura, ed ancora in grado di beneficiare delle interazioni di gruppo (partecipare ad una conversazione, raccontare di sé, condividere esperienze), un’attività di stimolazione e rievocazione, guidati da una figura professionale, principalmente l’educatore, ma anche coadiuvato da altri operatrici – operatori sanitari che lavorano in Rsa che possa mediare le dinamiche e i ricordi che emergono e la discussione tra di loro.  L’esperimento ha mosso i suoi primi passi e i suoi reali benefici devono essere ancora testati nel tempo. Quello che è certo è che segnali positivi di benessere sono assolutamente assodati nella maggior parte dei pazienti trattati.

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