Il paziente anziano deve essere vissuto come risorsa umana ed esperienziale

Di fronte ad un anziano malato, alcuni medici sino ad una quarantina di anni fa lo invitavano a ringraziare il Signore per la fortuna di aver raggiunto una età elevata, e non si impegnavano più di tanto ad intervenire sui suoi problemi di salute e/o psicologici. Il suggerimento a rassegnarsi è in contrasto con gli orientamenti della moderna medicina e sull’approccio della terapia non farmacologica applicata da psicologi ed educatori “centrata sul paziente”, la quale sottolinea l’importanza che il malato non subisca solo passivamente le indicazioni del sanitario, ma partecipi attivamente al proprio recupero; e che ogni programma terapeutico sia personalizzato e implichi il sostegno da parte dei familiari. La vecchiaia è dopo l’infanzia, la fase della vita in cui può essere più agevole esprimere la propria creatività, perché sono maggiori gli spazi esistenziali ai quali ci si può rifare; la creatività consente di vivere la propria identità, e di esprimere la propria libertà, al di là di ogni condizionamento. La vecchiaia è la fase della vita che precede la morte, e per molti secoli è stata considerata una sua anticipazione, caratterizzata da perdite e abbandono. Oggi viene intesa come il completarsi del significato di un’esistenza, che può trovare nell’ ultima creatività il modo di esprimere pienamente se stessi. La vecchiaia non va intesa come perdita progressiva di tutte le proprie capacità, ma come concentrazione e approfondimento di un’area su cui si determina l’essenza del proprio vivere, alcuni studiosi hanno chiamato questo processo ottimazione selettiva. Invecchiare è un’esigenza fondamentale del realizzare sé stessi. Si riconosce una correlazione fra capacità creative e possibilità di affrontare le angosce e le paure. Proprio su questo livello di ansia e fragilità nella nostra Rsa interveniamo con l’equipe socio – sanitaria creando un circolo virtuoso in cui si aumenta il livello di autostima del paziente. L’atteggiamento costruttivo nei confronti delle persone anziane influisce sulla loro autovalutazione, ed indurli a non sentirsi inutili, a chiudersi in sé stessi ed evitare la comunicazione. Dobbiamo sempre ricordare che gli anziani non debbono essere vissuti come un problema per la società, essi invece rappresentano un patrimonio, una risorsa, perché in loro si identifica la memoria storica e culturale di un popolo. Il nostro impegno in chiusura di un altro anno è quello di lavorare affinché la valorizzazione dell’anziano come persona e come risorsa ricca di esperienza sia sempre al centro della nostra missione di progettualità.

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