Il ruolo di un animatore sociale in una Rsa

Parlando del ruolo dell’animatore in una Rsa è fondamentale sgombrare il capo da possibili sbagliate interpretazioni. Per tale motivo è necessario partire dalla definizione di alcuni concetti. L’animazione risulta essere “un processo” che in qualsiasi momento può “essere messo in discussione”, siccome è “uno spazio d’interrogazione” nel quale si possono stimolare e accrescere differenti competenze indirizzate verso la “libera espressione creativa delle persone” che vi partecipano. Attraverso la relazione che può crearsi durante i momenti di animazione, vi è l’occasione di scoprire di più sulle persone presenti. Risulta essere anche un’opportunità di valorizzarle e di sostenerle verso la propria realizzazione personale. Per far ciò, risulta importante ridare fiducia aiutando l’individuo a rimotivarsi e motivarsi, come anche di «riappropriarsi delle proprie risorse con la consapevolezza dei propri limiti». La figura professionale che assume il ruolo di animatore all’interno di una casa per anziani, assumendo un approccio come quello appena descritto, metterà al centro del suo operato ogni ospite, rendendolo il protagonista principale della propria vita, promotore delle proprie scelte e inserito all’interno di un contesto ambientale «che porta con sé possibilità e vincoli» di cui non bisogna mai scordarsi. Il momento di animazione, inoltre, appare essere anche un essenziale momento di confronto con gli altri, professionisti e non, che dona la possibilità al singolo di «arricchire la propria visione del mondo, il proprio sistema simbolico e i significati attribuiti alla realtà». Dunque, l’animazione è un momento prezioso durante la vita del soggetto istituzionalizzato, in quanto è un’occasione di sviluppo che favorisce “processi di crescita in un’ottica di possibilità, di speranza e cambiamento» (Deluigi, 2008, p. 235-241). L’animazione, quindi, non deve essere vista soltanto come uno «svolgimento di attività, ma soprattutto come approccio globale dell’individuo da parte delle figure interessate» (Lanzetti & Marchetti, 1998, p. 160). Quindi, le attività di animazione devono mirare al miglioramento della qualità della vita degli ospiti, mantenendo vivo il patrimonio individuale di ognuno, fornendo un contesto familiare e un sostegno.  Per questo motivo l’animatore deve essere in grado di mettersi in ascolto e di individuare quale tecnica espressiva, oppure modalità, sia la più idonea per la persona con la quale ha a che fare, in modo tale che questa possa esprimere i propri vissuti e le proprie emozioni, identificando anche quali sono le sue capacità e risorse. Soltanto nel momento in cui l’animatore si metterà in ascolto dell’altro, facendolo sentire accettato e non giudicato, avrà la possibilità di riconoscere quale è il percorso più adeguato ad ogni ospite della casa. Per fare ciò, l’animatore deve mettersi nella condizione di conoscere la persona nella sua globalità: sapere la sua storia e il suo vissuto sia dal punto di vista della persona stessa che dagli elementi importanti presenti nella sua rete affettiva.

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