
Gli anziani possono erroneamente considerare l’ansia e la paura come parte del normale processo di invecchiamento, sono meno accurati nell’identificare i sintomi di ansia rispetto ai giovani adulti poiché tendono a minimizzare i sintomi e ad usare linguaggi diversi per descrivere l’ansia, ad attribuire i sintomi a una malattia fisica o possono semplicemente avere difficoltà a ricordare o identificare i loro sintomi. Questo può essere un importante ostacolo alla richiesta di aiuto. Generalmente gli anziani sono preoccupati per il proprio stato di salute e l’insorgenza di malattie spesso invalidanti. Altre preoccupazioni tipiche riguardano solitamente la propria condizione finanziaria, il sentirsi sempre più stanchi e fragili e preoccuparsi per il proprio deterioramento. Nelle persone anziane l’ansia sembra manifestarsi in modo leggermente diverso rispetto all’età adulta con caratteristiche cognitive, emotive e somatiche caratteristiche. Spesso negli anziani il disturbo d’ansia è presente in comorbidità (cioè in concomitanza) con un disturbo depressivo e/o deficit cognitivi. Essi condividono diversi sintomi, come irritabilità, irrequietezza, diminuzione della concentrazione, cambiamenti del sonno, problemi di appetito e affaticamento e sentimenti di perdita, inutilità e disperazione. La conseguenza è che può essere difficile distinguere i due disturbi e capire quale prevalga sull’altro. È importante che il clinico distingua i disturbi e comprenda quale prevalga sull’altro. Tra i disturbi d’ansia che si riscontrano nella popolazione anziana, il disturbo d’ansia generalizzato (GAD) è quello sicuramente più frequente e può avere un esordio nell’età avanzata, rispetto ad altri disturbi di ansia che, seppur cronici, generalmente si verificano in età più giovane. Quasi la metà dei pazienti più anziani con GAD riferisce l’insorgenza del loro disturbo dopo i 50 anni. La componente centrale di tale disturbo è rappresentata da una preoccupazione persistente difficile da controllare, accompagnata da sintomi somatici e psicologici, come irritabilità, sensazione di nervosismo, problemi di concentrazione, facile affaticabilità, disturbi del sonno, tensione muscolare e irrequietezza. Oltre alle terapie farmacologiche somministrate dal medico sono funzionali anche azioni terapeutiche non farmacologiche che attengono principalmente a pratiche di stimolazione sensoriali che aiutano a calmare pazienti ansiosi, come per esempio terapie conversazionali o utilizzo di musicoterapia.