
L’allungamento della vita media evidenzia con puntualità contraddizioni e problemi. Si accusano carenze conoscitive e metodologiche; le categorie concettuali utilizzate si mostrano sempre più deboli per comprendere i cambiamenti che sono in atto nel mondo degli anziani che, a loro volta, appaiono sempre di più diversi tra loro. Si rendono necessari nuovi “concetti” e nuovi “strumenti” per potere entrare e conoscere tale “mondo”. È attorno ai primi anni ’70 che, in Italia, gli anziani e la loro condizione cominciano ad essere oggetto di attenzione e di riflessione. I “vecchi” diventano visibili e la loro dimensione quantitativa pone il problema in tutta la sua “ampiezza”. Questo porta alcuni studiosi a riflettere sugli anziani e la loro condizione, avviando ricerche attente e mirate. In Italia grazie al contributo di padre Agostino Gemelli e Martello Cesa-Bianchi (1952-1987). Anche se in passato sono esistite società semplici che proponevano solo due classi di età (bambini e adulti), la maggior parte delle società ha fissato almeno tre classi di età: bambini, adulti e anziani. I cambiamenti che nel tempo hanno interessato la società industriale, questa suddivisione della vita subisce, all’interno dei suoi segmenti, modificazioni che daranno vita a nuove “fasi” (o sotto-fasi) rendendo meno rigidi i confini e creando periodi di transizione. La realtà è sempre più caratterizzata da “momenti” che rallentano e spostano in avanti il passaggio alla vita adulta (es. ricerca del lavoro stabile). Per ciò che riguarda la vecchiaia, si parla di “vecchi-giovani” (old young) e di “vecchi-vecchi” (old-old), di terza, quarta e magari anche di quinta età. L’invecchiamento è un fenomeno complesso che non può essere affidato alla sola età cronologica, si devono chiamare in causa le altre “età”: l’età psicologica, l’età sociale, l’età biologica, ed essere intese come un insieme compatto, (Giumelli, 1996). Secondo Cesa-Bianchi (1987), l’età biologica di una persona è la sua posizione attuale nei riguardi della sua potenziale durata di vita: si avvicina notevolmente all’età cronologica, ma non si identifica con essa. Per questo motivo il nostro compito come educatori di Rsa è quello di aggiungere qualità e benessere al tempo che rimane da vivere ai pazienti.