
Nei pazienti con demenza non sono rari atti violenti che rappresentano, fino al 50% dei casi, il motivo principale per la richiesta di istituzionalizzazione. Le azioni disturbanti comprendono vagabondaggio, irrequietezza, grida, lancio di oggetti, violenza fisica, rifiuto di cure, domande incessanti, intralciare il lavoro dei membri dello staff, insonnia e pianto. I disturbi comportamentali e psicologici possono derivare da cambiamenti funzionali correlati alla demenza: ridotta inibizione di comportamenti inappropriati (per esempio, i pazienti possono spogliarsi in luoghi pubblici). Errata interpretazione di segnali visivi e uditivi (per esempio possono resistere ai trattamenti, che percepiscono come un’aggressione). Ed ancora : deterioramento della memoria a breve termine (per esempio chiedere ripetutamente cose a cui è stata già data una risposta); ridotta capacità o incapacità di esprimere i bisogni (per esempio perché sono soli, spaventati, o in cerca di qualcosa o qualcuno). I pazienti con demenza si adattano poco al regime di vita di una struttura. I tempi dei pasti, dell’andare a letto, o dei bisogni non sono individualizzati. Per tutti questi fattori sopra elencati non è semplice realizzare un Piano Assistenziale Individualizzato, ovvero il documento di sintesi che raccoglie e descrive in ottica multidisciplinare le informazioni relative ai soggetti in condizioni di bisogno con l’intento di formulare ed attuare un progetto di cura e assistenza che possa favorire la migliore condizione di salute e di benessere. Le terapie non farmacologiche sono molto importanti e sono improntate soprattutto sulla stimolazione sensoriale, ovvero far mantenere le capacità cognitive residue del paziente attraverso la stimolazione dei sensi, soprattutto tatto ed udito. Si utilizza poi anche la Rot, terapia di riorientamento in cui si ri-educa il paziente anziano affetto da demenza a imparare nuovamente ad essere parzialmente autonomo su compiti ed attività semplici come alimentarsi autonomamente utilizzando le posate.