
La solitudine e la fragilità fisica, con la conseguente involuzione psicologica, che rendono difficile ogni facoltà di adattamento alle novità, aggravando il sentimento di estraneità, sono fattori che rendono il processo di invecchiamento davvero difficile e complesso sia per chi lo vive che per coloro che sono chiamati professionalmente a lavorare con gli anziani. La vecchiaia, già prima di un decadimento biologico, potrebbe riconoscersi come stile di vita esistenziale imposto dagli altri, da una società che concede uno spazio espressivo molto ridotto, oltrepassato il quale si viene giudicati o trascurati, disordinati, sciatti, “arteriosclerotici”, oppure ambiziosi, vanitosi, giovanili a tutti i costi, e pertanto ridicoli. La prossimità alla morte che la vecchiaia rappresenta scatena quell’angoscia primordiale, originariamente inscritta nel nostro destino di mortali e che non trova forma migliore d’esorcismo se non quella di scaricarsi su chi maggiormente la evoca. In quest’ambito, la depressione senile potrebbe essere definita sia come diretta conseguenza del decadimento biologico, sia come una condizione reattiva, poiché indotta dall’ambiente circostante, sia persino auto-imposta come situazione esistenziale ineludibile. L’uomo difatti è un animale culturale, consapevole di dover morire, per cui, prima di una malattia vera e propria, la depressione potrebbe essere considerata, oltre che una delle tante forme di sofferenza psichica per antonomasia, ovvero di disagio dell’anima, una condotta razionale adottata da chi anticipatamente conosce quale sarà l’esito finale in cui si coglie il senso della vita. va ricordato come la sofferenza psichica, qualunque essa sia, alcuni la riconducono ad un’unica malattia mentale che trova espressioni diverse a seconda del terreno biologico, dell’ambiente sociale, della storia individuale. Pertanto, si potrebbe nutrire il sospetto che siano delle motivazioni affettivo- emotive ad incidere, più di quanto non si ritenga di primo acchito, sull’ “inizio della fine” e sulla qualità stessa dell’invecchiamento. Comunque, così come è cambiata la società, si è pure modificata la vecchiaia. Non possiamo escludere che la depressione abbia subìto un analogo cambiamento modificandosi ai cambiamenti sociali ed alle nevrosi che porta con sé. La depressione si configura in questo contesto non più come perdita della gioia di vivere, e come sentimento di tristezza, bensì in una patologia dell’azione, in un’inibizione con perdita dell’iniziativa. In una realtà di Rsa come la nostra dobbiamo contrastare questo fenomeno dando motivazioni sempre nuove agli anziani per vivere meglio.