
Il passaggio alla vecchiaia risulta più graduale che in passato, soprattutto a causa dell’aumento della durata media della vita, del prolungamento dell’età lavorativa e della modifica della scala di età collettiva, notevolmente spostata in avanti. Proprio questa progressione del limite dell’anzianità e del suo insorgere specifico ne determina l’arrivo quasi improvviso. Ne siamo pressoché colti alla sprovvista. Avvisati, più che da un cambiamento reale delle abitudini, dalle modifiche biologiche correlate alle stessa. Sintomi di decadenza progressiva e inarrestabile di cui la gerontologia ci offre variegata testimonianza. Le modifiche determinate dal deterioramento biologico-cellulare vanno ad impattare in maniera trasversale nel funzionamento di organi e apparati, compromettendone le funzioni specifiche. Da un punto di vista neurologico le performance motorie si rallentano, così come i tempi di risposta agli stimoli. Frequenti l’indebolimento osseo e le perdite di equilibrio. Sotto un aspetto percettivo, l’opacizzazione del cristallino origina disturbi visivi, legati alla percezione di colori e luci; la perdita dell’udito è dovuta all’atrofia dei recettori acustici localizzati nell’orecchio interno (De Beni, Borella, 2015). Si riscontra un sostanziale scadimento cognitivo: l’attenzione perde la propria competenza selettiva e la capacità di focalizzarsi a lungo su un oggetto; anche il ragionamento astratto e percettivo subiscono notevoli rallentamenti; si verifica una compromissione della capacità mnesica, collegata alla perdita di elasticità della corteccia prefrontale, in cui la densità dei recettori dopaminergici subisce una sensibile diminuzione (McCarthy, Warrington, 1996). Questo causa un deficit di dopamina (proteina che insieme alla serotonina procura piacere e benessere) che va ad inficiare la funzionalità della memoria di lavoro e della memoria prospettica, nelle quali l’anziano manifesta scompensi, disarmonie, rallentamenti (Cattell, 1963).