
“La demenza consiste nella compromissione globale delle funzioni cosiddette corticali (o nervose) superiori, ivi compresa la memoria, la capacità di far fronte alle richieste del quotidiano e di svolgere le prestazioni percettive e motorie già acquisite in precedenza, di mantenere un comportamento sociale adeguato alle circostanze e di controllare le proprie reazioni emotive: tutto ciò in assenza di compromissione dello stato di vigilanza. La condizione è spesso irreversibile e progressiva.” Così il Committee of Geriatrics del Royal College of Physicians britannico nel 1982 definisce la demenza. La persona con demenza conserva la capacità di provare emozioni, positive o negative, di avere desideri e di avere bisogni psicologici, ciò che invece perde è la capacità di soddisfare tutto ciò in modo autonomo. Kitwood definisce Psicologia sociale maligna il fallimento nel procurare cure che supportino il ben-essere, minando la capacità della persona affetta da demenza di mantenere la sua personalità producendo quindi distress emotivo ed incremento dei disturbi comportamentali. Molto importante invece è la valorizzazione del paziente: comunicazione della diagnosi, bisogni e preferenze, capacità cognitive e funzionali, condivisione del piano di cura. Inclusione sociale: storia di vita, situazione sociale e familiare. Cura pro-attiva: ADL, attività sociali e ricreative, attività giornaliere strutturate, interventi mirati su bisogni e preferenze, sollievo. Tra tutti questi interventi la Stimolazione cognitiva è molto importante. Si tratta di un intervento non farmacologico rivolto a persone con demenza basato su un’ampia gamma di attività volte a stimolare le diverse funzioni cognitive. L’obiettivo generale è il miglioramento del funzionamento cognitivo e sociale (Clare e Woods, 2004).