L’anzianità e la ridefinizione globale di sintonizzazione e valorizzazione del passato

L’anzianità dovrebbe comportare un tentativo di ridefinizione globale, di sintonizzazione e valorizzazione di quanto compiuto in passato: spesso questo fenomeno sintetico-rielaborativo non si verifica, e l’anziano sperimenta le perdite quotidiane cui è costretto come fossero perdite irrecuperabili. Questa incapacità può derivare da un vissuto difficile precedente, che non ha consentito la maturazione di una propensione ad avere contatti sociali, in cui l’investimento esula dal sé narcisistico per collocarsi in una prospettiva più generazionale (Scabini, Cigoli, 2000). In un processo di invecchiamento funzionale il soggetto si mostra capace di accettare consapevolmente i limiti della vita, elaborando il senso profondo di far parte di una storia più ampia, che comprende le generazioni precedenti, il senso di possedere la saggezza dei tempi, una integrazione finale di tutti gli stadi precedenti. Nel caso opposto scendere a compromessi con la propria fine non risulta possibile: l’individuo non riesce ad accettare di aver perduto la giovinezza, prova grande rimpianto per le occasioni perdute, è perseguitato dal pensiero della morte, dell’incombere della fine e della dissoluzione, prova vissuti angosciosi e persecutori. È quella che Erickson (1984) definisce fase della disperazione, in cui la prospettiva della morte viene elaborata attraverso connotati di angoscia narcisistica e perdita irrimediabile. Il contesto viene peggiorato da una deflessione nella capacità di lettura e di comunicazione delle emozioni, tipica dell’età senile (Barucci, 1990), cui consegue un utilizzo del corpo come mezzo espressivo del disagio. Irritabilità, irrequietezza, così come sentimenti di perdita, inutilità e disperazione possono tramutarsi in stati di malessere generalizzato, oppressioni toraciche, disturbi digestivi, disordini del sonno, problemi cardiaci e respiratori che, fatta salva una possibile componente organica, sono molto spesso la traduzione sintomatica di un malessere emotivo non verbalizzato (Shedler, Westen, Lingiardi, 2008; Carbone, 1990).

 

#Riferimenti a “Psicologia dell’anzianità: il misterioso viaggio tra “fine e finitudine”

Di Rebecca Farsi

Laureata in Psicologia indirizzo cliniconeuropsicologico

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