
L’ingresso di un anziano in una struttura, come una Rsa è uno degli eventi più delicati e difficili dell’intera vita, sia per le ripercussioni sull’equilibrio della persona, che ricorre a questa soluzione per fronteggiare una situazione di bisogno, spesso non per una scelta personale, sia perché rappresenta un cambiamento radicale di vita sia per l’anziano che per la famiglia. Il trasferimento in una collettività risulta stressante anche laddove ci sia una diretta scelta della persona e anche quando le nuove condizioni di vita siano migliori di quelle che vengono lasciate dietro alle spalle. Infatti, occorre tenere in considerazione che molti anziani prima dell’ingresso nella residenza vivono da soli, in condizioni di forte disagio e di solitudine estrema: in questi casi le conseguenze dell’istituzionalizzazione non sono solo di carattere negativo, come troppo spesso viene immaginato. In questi casi l’ingresso a medio e lungo termine in una casa di riposo può essere vissuto in modo positivo dall’ anziano, con un senso di sicurezza dato sia dall’assistenza sanitaria che da nuove occasioni di contatti sociali, e che tutto questo favorisce il miglioramento generale dello stato di salute. In generale però l’entrata in una struttura per anziani può comportare una perdita di autonomia dello spazio decisionale della persona e delle sue motivazioni che, sommata alla serie di perdite fisiologiche dovute all’ invecchiamento, può innescare una serie di reazioni a catena in senso peggiorativo. Inserirsi in una struttura per anziani comporta reazioni psicologiche diverse in base a numerosi fattori personali ed oggettivi. Il vissuto psicologico durante l’istituzionalizzazione può essere suddiviso in tre fasi (Pedrinelli Carrara, 2016) 1) il ricovero: in questa fase, le ripercussioni psicologiche sono strettamente collegate alla causa e al modo attraverso il quale l’anziano è entrato nella struttura. 2) La sindrome del primo mese: si riferisce ad un problematico adattamento dell’anziano nella nuova residenza (il tempo di un mese è indicativo). Può succedere che egli abbia determinate reazioni come la confusione mentale, l’agitazione, l’apatia, il rifiuto e l’ostilità per la perdita del proprio ambiente di vita nel vedere limitata la propria libertà individuale. 3) I vissuti emotivi negativi legati all’adattamento nella struttura, quindi, possono influenzare le prestazioni cognitive dell’anziano producendo uno stato di confusione e rallentamento mentale. l’accomodamento: dopo la crisi del primo mese, si può osservare nell’ anziano un recupero delle condizioni di salute antecedenti il ricovero oppure un progressivo deterioramento.