
Dialogando quotidianamente con gli anziani in Rsa emerge la notevole variabilità individuale che caratterizza il processo di invecchiamento e la molteplicità di fattori che lo possono influenzare (Cesa-Bianchi e Cristini, 2014): personalità, salute, affetti, eventi ed esperienze vissuti, solitudine, condizione economica, interessi, cultura, creatività. Un aspetto da rimarcare concerne la comunicazione dell’anziano; se attivamente ascoltati e compresi gli intervistati parlano a lungo della loro storia, delle vicende vissute, partecipano intensamente a ciò che raccontano e avviene nell’interazione, esprimono emozioni, desideri, anche se non sono stati molto abituati a comunicare ed esprimere ciò che riguarda il loro mondo interiore, affettivo. Ad eccezione di alcuni specifici aspetti le differenze fra donne e uomini e fra under e over 80, rispetto alla qualità della vita, richiamano con evidenza e in modo sostanziale le condizioni sociali e culturali che hanno caratterizzato le generazioni più anziane; in particolare le donne appaiono più riservate e sensibili, ma anche meglio disposte verso gli altri e più inclini ad approfondire le loro conoscenze; riguardo all’età gli ultraottantenni appaiono più sensibili rispetto alla consapevolezza di sé e del contesto relazionale, anche se talune differenze sembrano delinearsi in rapporto a quanto si è vissuto ed appreso, più che al numero degli anni trascorsi. Gli intervistati, malgrado varie esperienze negative, dolorose, e la presenza, specialmente nelle donne, di sofferenze affettive, appaiono complessivamente soddisfatti della loro vita, che pare sottolineare peculiari capacità di rielaborazione e di resilienza Relativamente ai sintomi ansioso-depressivi rilevati – in prevalenza significativamente presenti nelle donne rispetto agli uomini e senza apprezzabile differenza fra le due fasce di età considerate – si evidenzia una certa correlazione con la solitudine, la valutazione negativa della propria qualità di salute, la non accettazione di un corpo che “invecchia”, l’aver rimpianti rispetto ad un’infanzia difficile, alla non realizzazione delle proprie aspirazioni professionali e sociali, alla insoddisfacente vita coniugale e familiare. Anche aspetti quali la presenza di malattie croniche, la percezione della malattia come “tragedia”, “sfortuna” e limitazione, un futuro pensato in termini di incertezza e preoccupazione, sentimenti di rabbia verso atteggiamenti di ipocrisia e di mancanza di rispetto, dispiacere e tristezza rispetto alla propria condizione esistenziale, uno scarso controllo delle reazioni aggressive risultano correlati con sintomi ansioso-depressivi. Proprio su questi aspetti noi educatori dobbiamo intervenire progettando e mettendo in campo strategie volte a creare sentimenti di serenità e accettazione della propria condizione offrendo loro un miglioramento della qualità della vita.