Demenze, sindromi involutive e le terapie comportamentali

Le demenze sono sindromi involutive e difettali caratterizzate da perdita di patrimonio intellettivo, cognitivo e affettivo precedentemente acquisito e consolidato. Da un punto di vista classificativo si distinguono tre forme di demenza degenerativa: – primaria di tipo Alzheimer – primaria di tipo non-Alzheimer – secondaria. Per demenza primaria si intende una demenza la cui origine non è conosciuta; si definisce secondaria, invece, quella demenza derivante da causa accertata (tumore, infezione, trauma, ecc…). Tutti i cambiamenti, che compromettono sempre di più l’autonomia del paziente fino ad interferire sul normale svolgimento delle attività quotidiane di cura personale, sulla attività lavorativa e sulle relazioni interpersonali, devono essere documentati da una storia clinica. Questa consiste nella raccolta del maggior numero di informazioni riguardanti l’esordio della malattia (quando sono stati notati i primi sintomi e quali sono stati) e l’impatto dei disturbi sulle attività normalmente svolte dal soggetto. La storia clinica è costituita da una anamnesi familiare, fisiologica, patologica remota e patologica prossima. L’anamnesi familiare consente di rilevare la presenza di congiunti portatori di malattie che possono avere una relazione causale con le forme di demenza. L’anamnesi fisiologica indaga sulle abitudini di vita (fumo, alcol) del malato. L’anamnesi patologica remota è volta a reperire informazioni relative a eventuali malattie contratte in passato (trauma cranico, malattie professionali, ecc…); mentre l’anamnesi patologica prossima è volta all’analisi dei disturbi recenti e mette in luce l’esordio della sindrome clinica. La prevenzione delle malattie legate all’invecchiamento e in particolare delle demenze, sta diventando una necessità sempre più diffusa, soprattutto se si osservano i dati epidemiologici con percentuali di forte crescita di pazienti anziani con problemi legati a decadimenti cognitivi e demenze senili in forte crescita, specie negli ultimi vent’anni.  I deficit cognitivi, che solitamente compaiono dopo le manifestazioni comportamentali descritte, riguardano soprattutto il dominio della memoria e del linguaggio. Le abilità visuo-spaziali, invece, contrariamente a ciò che accade nella malattia di Alzheimer, possono essere a lungo risparmiate. Un intervento non farmacologico molto importante per cercare di contrastare almeno le fasi iniziali della demenza senile è quello attinente alle terapie comportamentali. Secondo la terapia cognitivo comportamentale il malessere psicologico deriva soprattutto dai pensieri che sviluppiamo. Ecco che il “come e cosa” pensiamo diventa fondamentale per il nostro benessere psicologico. La maggior parte dei pensieri che abbiamo sono “pensieri automatici”, arrivano senza che noi vogliamo o senza che noi ne abbiamo il controllo. Un buon esercizio è quello di aiutare i nostri pazienti anziani a scacciare pensieri negativi e a coltivare pensieri positivi che inducano alla serenità.

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