
Il dato inconfutabile è che si vive più a lungo, ma, percentualmente ci si ammala di più. Si vive più a lungo, ma si prolunga obbligatoriamente la fase lavorativa andando in pensione più tardi, con mensilità più basse del passato e con un potere di acquisto inferiore, con i figli a carico per maggior tempo per la mancanza di lavoro. Siamo tra le nazioni più longeve del mondo (ci studiano), possiamo ben rappresentare il problema e per questo sarà necessario rivedere i parametri di una società che si regge sul presupposto di una durata della vita più lunga. La longevità in crescita rischia di far saltare tutto, compreso il concetto di eredità, perché, specialmente in questo momento di recessione economica, si consumano tutti i risparmi e ai figli si rischia di non lasciare niente. Tra vent’anni in Italia ci sarà un pensionato per ogni lavoratore, previdenza e sanità saranno insostenibili. Serve oggi la capacità di esprimere una nuova politica della vita, capace di ridefinire le regole che ci hanno portato a violare i protocolli della natura che tendono a stabilire l’equilibrio termodinamico, l’equilibrio della vita e della nostra specie. Il primo scopo, che deve accumunare quanti studiano il problema dell’esistenza, è poter fornire delle notizie che possano servire ad aiutare le persone anziane a mantenere un loro progetto di vita, nonostante i cambiamenti ai quali vanno incontro in relazione al passare degli anni. Il discorso non può essere quindi limitato agli aspetti biologici o psicologici dell’età avanzata, ma allargato ad aspetti antropologici, sociologici e politici, perché lo scopo non è solo assistere, ma quello di aiutare a vivere ogni uomo in modo congruo alla sua condizione, e alla sua età. Considerando poi che il “problema” non può essere affrontato se non in una dimensione comunitaria. Iniziamo a riflettere che rapportata allo scorrere del tempo individuale e all’età, la psicologia è sempre psicologia “dell’età evolutiva”. «Non esiste momento della vita che sia di arresto, che non sia di cambiamento e quindi di evoluzione, anche se molti momenti sono segnati da tanti ritorni, sospensioni ed anche da fenomeni di deterioramento e di regressione. Anche questi momenti regressivi sono da considerare paradossalmente all’interno della fase evolutiva, anche per il semplice fatto che sono parte integrante inevitabile e “necessaria” della storia della vita» (Fonte Dare vita agli anni si può? Il piacere nell’Old Age)