
Sino a qualche anno fa non c’era una netta distinzione fra invecchiamento normale con la malattia. Non era possibile approfondire gli studi perché pochi erano coloro che raggiungevano l’età avanzata. Il miglioramento dello stile di vita, del contesto sociale, economico, culturale hanno favorito l’allungamento della speranza della vita. L’invecchiamento oggi va distinto certamente dalla malattia. Invecchiare porta dei cambiamenti irreversibili, ma non per forza sono invalidanti. La malattia può essere curata, alleviata, ritardata ma rimane sempre invalidante. L’invecchiare, a seconda del punto di vista considerato assume significati diversi. Come prima fase l’età biologica che possiamo definire in un processo non volontario che opera in modo cumulativo col passare del tempo comportando modificazioni cellulari dovute a vari motivi. «È un indicatore dinamico dello stato di salute e di funzionamento dell’organismo» (Fonte studocu.com/it/document/università di Milano Bicocca) Abbiamo poi l’età psicologica che può definirsi come l’età soggettiva che ognuno sente di avere e si riferisce a quanto bene una persona riesce a utilizzare le proprie abilità cognitive, personali o sociali per sperimentare nuove attività e vivere nuove esperienze, oltre che adattarsi a condizioni nuove. Come terzo punto preponderate c’è l’età sociale: definisce come gli anziani dovrebbero comportarsi o a che ruolo dovrebbero rivestire gli individui di una determinata età cronologica, secondo il punto di vista e le aspettative che la società ha verso quella determinata età (se a 40 anni vivo ancora con i miei sono considerato più giovane) . Quarto punto di questa speciale classificazione elaborata dagli studiosi dell’invecchiamento è l’età funzionale e fa riferimento alle competenze che la persona mostra di avere mentre svolge specifici compiti. L’età funzionale può variare all’interno della stessa persona in base al tipo di compito richiesto. Nei decenni scorsi l’età biologica e l’età sociale erano sovrapponibili tra loro, mentre ora il miglioramento delle condizioni fisiche ha allungato l’età biologica ma non quella socialmente attiva. L’età cronologica può non corrispondere a come si sente il soggetto. Le categorie: giovani anziano (64-74); anziani (75-85), grandi vecchi (85-99) e centenari. Tutte queste considerazioni ci spingono a progettare interventi educativi e di terapia occupazionali nella nostra Rsa mirati ad un miglioramento della qualità della vita dei nostri pazienti.