
Il decadimento cognitivo e le demenze caratterizzano circa il 70% delle malattie e delle problematiche che quotidianamente il team sanitario e socio assistenziale della nostra RSA si trova ad affrontare. Parliamo di disturbi d’ansia, stati di agitazione psicomotoria, forte depressione, labilità emotiva e aggressività verso sé stessi e/o verso gli altri, nei quali si ravvisa spesso l’associazione con patologie neuro-degenerative, quali la demenza senile o il morbo di Alzheimer. È interessante osservare come il 58% della popolazione anziana residente in RSA assuma psicofarmaci, ovvero terapie farmacologiche che agiscono sul sistema nervoso centrale per fronteggiare disturbi mentali o psicopatologici, quali la depressione e le crisi di ansia» (Fonte dottor Matteo Buraglio “Dal curarsi al prendersi cura”. L’aumento della longevità, che ha caratterizzato l’andamento demografico degli ultimi anni nel nostro Paese, si accompagna alla necessità di pensare a soluzioni flessibili e dinamiche che consentano di trovare sempre una risposta efficace ai molteplici bisogni della persona che invecchia. L’innovazione sociale passa obbligatoriamente da un cambiamento culturale tale da consentire una nuova visione e una rinnovata metodologia del sistema di cura dell’anziano, che riporti la persona al centro del processo di cura e la renda protagonista attiva del suo percorso di vita. La logica conseguenza che ne deriva è che, per invecchiare mantenendo una buona qualità di vita, si rende sempre più necessario avvalersi di un supporto educativo – psicologico. L’evoluzione culturale e sociale degli ultimi anni ha favorito accanto alle figure di stampo sanitario, di professionisti del campo sociale e psicologico che pongono al centro del processo di cura l’intera persona, ovvero la sua storia di vita, i suoi progetti, e di conseguenza non solo le sue limitazioni e le sue patologie, con relativi sintomi, ma anche le sue potenzialità e le sue risorse. Sono difatti molteplici i fattori che intervengono nella comparsa di una malattia, a partire dalle modificazioni ambientali e di stile di vita, fino a quelle maggiormente psicologiche, come ad esempio l’elaborazione di un lutto o la frustrazione causata alla perdita della propria autonomia. Dall’approccio fondato sul mantra del “curare” si passa al concetto più esteso di “prendersi cura”, tenendo quindi sempre in considerazione le forti interazioni che intervengono tra benessere psichico e fisico, che si traducono in migliore o peggiore qualità di vita. Il benessere della persona non si può infatti correlare esclusivamente alla presenza o assenza di patologie e rappresenta, invece, un valido indicatore di esito degli interventi messi in atto. Progetti di benessere che si mettono in campo con la collaborazione di tutto il team assistenziale