
Il problema della vecchiaia è dato dal fatto che, per paura della morte che si avvicina, donne e uomini cominciano ad avere terrore di vivere. Non capiscono che è solo la conclusione di una tappa a rendere possibile il passo successivo: la natura non compie mai dei balzi. Come non spezza i rami giovani, non impedisce che un albero, vecchio e stanco, cessi di esistere. «L’esistenza non comporta soltanto un aspetto fisico. Le persone più vecchie possono essere molto più vive dei giovani, perché hanno sperimentato più cose» (Fonte dottor Angelo Peluso Professore incaricato di Psicologia Clinica – Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Roma – Tor Vergata). Sin dall’infanzia il legame di attaccamento mette in moto sentimenti di sicurezza, di benessere, di amore, di angoscia, di paura, di rabbia, di impotenza, negli anni si amplifica questo bisogno di tenerezza, che è l’esigenza primaria di tutti coloro che vengono a chiederci un sostegno. Questo viene rinforzato, soprattutto, quando piccole o grandi disabilita costringono a fare i conti con la propria inadeguatezza fisica. Certamente a differenza del fanciullo, l’anziano non ha la prospettiva di tutta una vita davanti a sé e la percezione, che ha del suo futuro, può essere a volte limitata in senso quantitativo ed anche qualitativo dal senso di morte, come, invece, può risentirne in maniera niente affatto limitante o deprivante. Caratteristico della depressione nella terza età è il senso di perdita generato dalla percezione dell’indebolimento delle capacità psico-fisiche e dal determinarsi dell’invecchiamento corporeo: in poche parole si apre la ferita narcisistica per la perdita della propria giovinezza Dobbiamo capire come team socio-sanitario e assistenziale ciò che è caratteristico di una persona perché , come diciamo spesso nelle attività intraprese nella nostra RSA , si possano creare nuove opportunità ai nostri pazienti, con l’obiettivo di far vivere loro un nuovo capitolo della loro vita piacevole e che li aiuti a stare meglio. L’idea della “nuova primavera della terza età” nasce dalla convinzione che, così come ci sono dei periodi “invernali” in ogni fase della nostra esistenza, così pure il simbolo della rinascita, di cui è portatrice la stagione primaverile, possa rinnovarsi sempre nel corso della vita, e quindi anche e soprattutto in età avanzata.