La disabilità psichica e le risposte della stimolazione cognitiva

La disabilità psichica in età senile può avere differenti origini: essere la conseguenza di malattie intervenute dopo che lo sviluppo psichico si è completato, a causa di fattori morbosi sopraggiunti, tali da comportare un deterioramento nel funzionamento cognitivo, fino all’esito in demenza, per cause identificabili o finora sconosciute. In altri casi si assiste all’invecchiamento di soggetti che in età evolutiva o giovanile sono stati colpiti da psicosi (schizofrenia) e che hanno subito un deterioramento dei processi di pensiero, di entità variabile da un caso all’altro, con esito in precoce e grave deficit del loro funzionamento cognitivo. Altra causa di handicap psichico è l’insufficienza mentale; in questo caso la persona non ha raggiunto un completo sviluppo cognitivo e col tempo interviene una ulteriore caduta di risorse legata all’invecchiamento del cervello. «Un indebolimento, anche se quantitativamente modesto, se si instaura su una condizione di deficit preesistente, riduce il funzionamento intellettivo in modo marcato perché le risorse per l’adattamento nei confronti dell’ambiente vanno al di sotto di quella capacità di compensazione e apprendimento necessari ad una sufficiente efficienza e qualità di vita. Invecchiando in condizioni di svantaggio e non potendo usufruire di stimoli che, viene ritenuto, sono fondamentali per invecchiare “bene” l’insufficiente mentale ha un decadimento più precoce ed accentuato delle prestazioni, anche se il livello raggiunto in precedenza consentiva un discreto adattamento» (Fonte Chiara Marotto Muttini, Professore Straordinario di Pedagogia Speciale, Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Torino). Quanto più alto è stato il risultato conseguito con l’educazione, maggiori sono le possibilità di mantenere l’efficienza pur se col trascorrere del tempo il rischio di regressione è elevato. Un insieme di fattori quindi come l’invecchiamento biologico del cervello, il ridotto apporto di stimoli e quindi il calo di efficienza su capacità già limitate, le condizioni di scadente funzionamento sociale, interferisce sulle prestazioni tanto da rendere difficile distinguere tra deficit primari e disturbi secondari. La maggior vulnerabilità allo stress rende l’individuo anziano facilmente preda di rallentamento motorio e di umore depresso. La depressione causa modificazioni comportamentali come il rallentamento, la caduta motivazionale, l’isolamento, la mancanza di interesse per il mondo circostante e il vissuto soggettivo di sofferenza. Nella nostra RSA di Ferrera si combatte l’isolamento sociale con il coinvolgimento attivo, la stimolazione cognitiva e sensoriale svolta a vari livelli, a seconda del grado di decadimento cognitivo del paziente è la chiave di volta per ottenere risultati tangibili a livello del miglioramento della qualità della vita dei nostri ospiti.

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