
Come sappiamo, con l’incedere dell’età si riscontra un sostanziale decadimento cognitivo del paziente anziano: l’attenzione perde la propria competenza selettiva e la capacità di focalizzarsi a lungo su un oggetto; anche il ragionamento astratto e percettivo subiscono notevoli rallentamenti; si verifica una compromissione della capacità di memoria, collegata alla perdita di elasticità della corteccia prefrontale. Questo causa un deficit di dopamina che va a sminuire la funzionalità della memoria di lavoro e della memoria prospettica, nelle quali l’anziano manifesta scompensi, disarmonie, rallentamenti (Cattell, 1963). Al di là di motivazioni prettamente organiche, i disordini mnestici sono dovuti anche ad un’operazione di separazione dal presente messo in atto in modo difensivo, al fine di gestire un globale vissuto di perdita e vuoto esistenziale. durante la vecchiaia l’istanza motivazionale si restringe e la percezione del tempo si ripiega su sé stessa, divenendo piatta e incolore: il presente è la sola certezza, per quanto anch’essa provvisoria, e l’anziano vi si aggrappa contro un’insicurezza globale che investe il futuro, costringendo all’attesa. Da queste prospettive, pur dicotomiche, emerge la direzione marcatamente soggettiva che il tempo acquisisce nell’ultima fase della vita, divenendo l’espressione di un condensato emotivo che a sua volta riflette i contenuti più intimi e mutevoli del Sé. È durante l’anzianità che nasce il concetto di tempo narrativo, una dimensione fondata sulla riscoperta di contenuti appartenenti ad un passato riattualizzato e riattualizzante che, proprio attraverso un sé narrante, non vengono soltanto rievocate, ma letteralmente rivissute. Il ricordo emerge come attivatore di affetti e sensazioni che si reificano nel presente, pur acquisendo una riscrittura diversa, dovuta proprio alla capacità della narrazione di conferire alle cose un senso innovato, trasformato alla luce delle nuove esigenze di vita (Vianello, 2021). Ricordare aiuta a rimanere vivi, a percepirsi come soggetti protagonisti nella vita anche se lentamente si consuma, ma comunque continua. Il punto focale è proprio quello di intercettare da parte di noi operatori sanitari la residua capacità cognitiva del paziente anziano e far leva sulla parte di volontà di “riempire” il proprio tempo di elementi “positivi” che la/lo aggradano e le/gli consentano di vivere il tempo che le/gli rimane nel miglior modo possibile