
Abbiamo visto in alcuni approfondimenti precedenti che è importante mettere l’anzianità nella fase evolutiva della vita dell’uomo. Tutto ciò porta a due ulteriori considerazioni: per prima cosa l’anziano non cessa mai di fare progetti, o almeno di entrare nei progetti del gruppo in un modo critico e propositivo. Per seconda cosa introduce e propone costantemente col suo modo di essere e la sua presenza il senso della storia e del cambiamento, e diventa come il garante dell’esistenza del gruppo in quanto attesta con la sua vita che il cambiamento e l’evoluzione sono possibili L’invenzione psichica della tarda età adulta si deve certamente alle prospettive cognitiviste che, nell’ambito dell’estensione del processo di crescita all’intero dell’esistenza, hanno ampliato progressivamente e longitudinalmente le fasi dello sviluppo. L’idea dello sviluppo è stata, infatti, estesa dallo studioso Erikson all’intero dell’esistenza, raggiungendo anche quella fase di età che fin ora non era stata oggetto di attenzione evolutiva. Soprattutto lo psicologo ha evidenziato come anche questa età dovesse avere un suo compito evolutivo e un investimento di energie psichiche al pari delle altre fasi di vita (Erikson 1954). Fedele allo schema dialettico del cognitivismo, egli riconosce come nella senilità di crei un conflitto antinomico tra la tendenza alla disperazione e la tendenza all’integrazione dell’io, diatriba dalla quale sarebbe scaturito il compito più proprio della senescenza, quello cioè di creare un aggiustamento, in grado di superare la potenziale disperazione, che si può generare dalla naturale scoperta della riduzione sempre più crescente del tempo avanti a sé. L’intuizione è di grande interesse per due ordini di fattori. In primo luogo, si riconosce il valore della tarda età adulta ai fini dello sviluppo e ad essa si connette un compito esistenziale. Ciò contribuisce a dare un senso esistenziale a questo periodo, la cui sfida è quella inerente l’integrazione della consapevolezza di sé (quella che noi chiamiamo l’io), contrapposta alla tendenza del corpo che si indebolisce ed invecchia e che può comportare momenti di scoramento e conseguente depressione. Per questo motivo gli incoraggiamenti e il sostegno da parte di noi operatori socio sanitari, educativi, sanitari ed assistenziali nei confronti dei nostri pazienti anziani presenti in Rsa non debbono mai mancar. Sono i pilastri del dare un buon umore ai nostri nonni.