
Nei pazienti con demenza non sono rari atti violenti. Le azioni disturbanti comprendono vagabondaggio, irrequietezza, grida, lancio di oggetti, violenza fisica, rifiuto di cure, domande incessanti, intralciare il lavoro dei membri dello staff, insonnia e pianto. I disturbi comportamentali nella demenza non sono stati ancora ben caratterizzati in termini precisi e la modalità per il loro trattamento non è del tutto definita. Decidere quale azione costituisca un disturbo del comportamento è altamente soggettivo. La tollerabilità (quali azioni la persona che assiste il paziente riesca ad accettare) dipende in parte anche dall’organizzazione dell’ambiente in cui i pazienti vivono e in particolare quella relativa alla sicurezza. Per esempio, il vagabondaggio può essere tollerabile se un paziente vive in un ambiente sicuro (con serrature e allarmi su tutte le porte e i cancelli); tuttavia, nel caso in cui il paziente sia in un istituto o in ospedale, il vagabondaggio può risultare ingestibile dal momento che disturba gli altri pazienti o interferisce con le attività del personale. Molti comportamenti (per esempio vagabondare, fare domande ripetutamente, essere non collaborante) vengono tollerati meglio durante il giorno. Abbiamo poi il sundowning (inasprimento dei comportamenti disturbanti al tramonto o nelle prime ore della sera) che avviene nelle ore serali conosciuta come sindrome del tramonto in cui il paziente affetto da demenza quasi sempre cerca di voler “andare a casa” quella casa lontana legata spesso ai ricordi della gioventù o addirittura dell’infanzia, dove si sentiva al sicuro. Nelle residenze protette, dal 12 al 14% dei pazienti con demenza ha disturbi del comportamento più pronunciati di sera che durante il giorno. I pazienti con demenza si adattano poco al regime di vita di una struttura. I tempi dei pasti, dell’andare a letto, o dei bisogni non sono individualizzati. Per molti pazienti anziani con demenza, i disturbi comportamentali e i sintomi psicologici si sviluppano o peggiorano dopo che essi vengono spostati in un ambiente più restrittivo, sconosciuto. Per questo motivo l’ambiente come avviene nella nostra Rsa deve essere sicuro e adattabile in modo tale da permettere comportamenti che non siano pericolosi. I pazienti con demenze gravi sono soggetti difficili da trattare. Dal punto di vista metodologico oltre ad una altissima dose di pazienza unita a terapie farmacologiche mirate, va creato un clima sereno. Si aiutano i pazienti a trovare la strada. Gli affetti da Alzheimer debbono essere accuditi invece in apposite strutture che hanno nuclei specifici con porte munite di sistemi di allarme utili per garantire la sicurezza dei pazienti che vagano. La nostra Rsa non ha il nucleo Alzheimer.