Il contenuto delle emozioni per una buona vita anche da anziano

Il contenuto emozionale delle informazioni e degli eventi della vita quotidiana condiziona l’organizzazione di un ricordo duraturo; se l’informazione o l’evento hanno un ricco contenuto emozionale il ricordo sarà più forte e duraturo. Le emozioni specialmente nei pazienti anziani sono responsabili anche dello stato affettivo e condizionano il benessere individuale. Si distinguono emozioni primarie non consapevoli come gioia, tristezza, paura, rabbia, sorpresa, disgusto; si tratta di famiglie di emozioni nell’ambito delle quali si distinguono sfumature o sottigliezze, emozioni miste: concordanti o conflittuali, dimensione temporale, eccetera. «La forza di un’emozione come la rabbia è descritta dalla sua risposta fisiologica clamorosa a livello cardiaco, polmonare, espressione facciale; dipendono dalla attivazione del sistema nervoso autonomo; il controllo della risposta alle emozioni è cognitivo» (Fonte sigg.it). Le emozioni secondarie sono quelle la cui espressione è modellata culturalmente, oppure emozioni primarie condizionate a stimoli acquisiti, oppure emozioni complesse, autoconsapevoli o sociali: per esempio vergogna, colpa, imbarazzo, disprezzo, timidezza, orgoglio. Quindi le emozioni secondarie sono tipicamente esistenziali, più legate alla sfera cognitiva, spesso associate fra loro (per esempio nostalgia, delusione e rimpianto). L’ intelligenza emozionale consiste nella corretta comprensione e consapevolezza delle sensazioni provate. Con l’invecchiamento si verificano modificazioni importanti. Un aspetto che non dobbiamo trascurare è la “mancanza di parole per le emozioni” denominata alessitimia.  È l’incapacità di identificare i propri stati emotivi; manca la capacità di descrivere in maniera appropriata le proprie e le altrui emozioni. Nella vita quotidiana molte azioni sono motivate emozionalmente; così il nostro comportamento è deciso da eventi a contenuto affettivo. Nella pratica clinica l’anziano deve essere nelle condizioni di raccontare al medico e all’ infermiere la sua storia e le emozioni vissute, almeno quelle più significative; l’anziano di solito ama raccontare la sua vita e il suo lavoro. Si deve saper ascoltare senza interrompere; soltanto dopo l’educatore, il medico, i sanitari, gli operatori socio assistenziali formulano eventuali domande.

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