
La comunicazione come forma di attivazione e stimolazione delle capacità cognitive residue nel paziente anziano è una pratica molto importante che psicologi, educatori professionali ed operatori socio sanitari mettono in campo quotidianamente in una Rsa come la nostra. Facendo un po’ di etimologia (origine) della parola, il termine comunicazione deriva dal latino “communio” e indica, letteralmente, l’azione del mettere in comune. Si può quindi affermare, aggiungendo più definizioni, che la comunicazione è partecipazione, trasmissione, diffusione, scambio diretto o integrale, messa in comune di un contributo, effettuato per ragioni informative, organizzative, direttive, affettive. Nel parlato quotidiano si pone spesso l’accento su una dimensione unilaterale della comunicazione, intendendola come trasferimento da una persona a un’altra. In realtà si tratta di un processo bilaterale, interattivo sebbene spesso avvenga in modo non pienamente consapevole. I dati relativi all’invecchiamento della percezione visiva ed acustica e del linguaggio, consentono di affermare che in età avanzata la comunicazione verbale mediante parole pronunciate e scritte, può essere difficoltosa, ma relativamente conservata. L’anziano può fisiologicamente continuare a comunicare e se non lo fa è perché viene isolato ed emarginato. A parte gli interventi protesici che devono essere messi a disposizione di tutti i vecchi che ne necessitano, è fondamentale che le persone anziane siano poste in condizioni di comunicare, facilitate da modalità che permettano la comprensione dei messaggi, in un contesto interattivo che conferisca significato alla comunicazione. Nella nostra cultura, quando si parla di comunicazione, si pensa alla comunicazione verbale, organizzata in parole e suoni. In effetti nella vita quotidiana appaiono rilevanti altre forme di comunicazione, un sistema complesso, nel quale le dimensioni verbali e non verbali si compenetrano. Un particolare rilievo assume in età senile la comunicazione non verbale: l’anziano funge sia da emittente che da ricevente delle informazioni. I messaggi espressi attraverso la mimica, la postura, gli atteggiamenti, assumono spesso un significato di rilievo, perché possono sostituire quelli trasmessi verbalmente, ribadirli o contraddirli, fornendo così una serie di elementi conoscitivi. Di conseguenza l’impegno di tutto il personale socio assistenziale è rivolto ad una costante osservazione del paziente anziano. Spesso dalla mimica facciale e dalla postura dei pazienti si riescono ad intercettare situazioni di disagio ed intervenire di conseguenza.