La qualità dell’intervento educativo

La qualità dell’intervento educativo – psicologico in un contesto relazionale con il paziente e il nucleo dell’essere un professionista della salute emotiva, si combinano e si riflettono ed integrandosi fra la comprensione essenzialmente cognitiva, intuitiva e la comprensione più profonda, quella affettiva, empatica. Sosteneva Kierkegaard in La malattia mortale (1995, p. 69): «Comprendere dunque, e comprendere davvero sono due cose diverse». Risulta fondamentale il costante approfondimento teorico-pratico, l’aggiornamento e il rinnovamento delle proprie competenze, dei propri saperi. Appare sempre opportuno richiamare le linee guida proposte dal Council for Accreditation of Counseling and Related Educational Programs (CACREP), che prevedono lo sviluppo di varie competenze, particolarmente rilevanti per l’esercizio del consulente psicologico che sinteticamente riportiamo. 1. Stabilire e facilitare relazioni costruttive e sicure con i pazienti, vale a dire saper attivare un processo di fiducia con l’utente/cliente nell’ambito di un’alleanza di aiuto che veicoli non tanto una modalità di collaborazione passiva quanto un’autentica e reciproca modalità di concordare 2. Saper promuovere e comunicare nella relazione: rispetto, incoraggiamento, considerazione positiva dell’altro, compartecipazione affettiva, autenticità e apertura all’imperfezione e al dubbio. 3. Saper garantire un ascolto attivo, così pure rassicurazione e sostegno emotivo. 4. Saper migliorare la qualità delle relazioni interpersonali, potenziando, parallelamente, i livelli individuali di benessere psicologico. 5. Pianificare l’intervento e implementare il trattamento attraverso programmi di valutazione (sia per lo screening che per la diagnosi). 6. Mantenere e preservare adeguati comportamenti etici, legali e professionali con i propri assistiti. Molti anziani con problemi di salute e di autonomia, desiderano esprimere, comunicare i motivi del loro malessere, l’angoscia e il dolore, ma anche la fiducia e la speranza, vogliono parlare di sé, di ciò che pensano e provano (Cesa-Bianchi, 2002; Cesa-Bianchi, Cristini & Cesa-Bianchi, 2000), a volte attraverso un linguaggio da interpretare, in particolare nelle situazioni di declino cognitivo e affettivo (Cristini, 2018a). A fronte di tutto ciò è molto importante stimolare le capacità residue di un paziente in modo tale che possa sempre essere protagonista del suo tempo

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