Con gli anziani spesso vale molto di più un sorriso che tante parole di circostanza

Alcuni anni fa il dottor Karl Pillemer della Università Cornell di New York, appartenente alla Ivy League, ha avviato il “Progetto Legacy”: iniziativa in cui sono stati intervistati già più di 1.500 anziani di tutto il paese con l’obiettivo di conservare in forma scritta la loro testimonianza. Il concetto fondamentale su cui si fonda il progetto è che l’eredità di una persona non debba essere composta unicamente da ciò che è materiale ma anche dall’intangibile. Si tratta di una tesi che viene difesa sempre più nella nostra società, che comincia fortunatamente a rendersi conto di quanto materialismo esacerbato le è stato imposto e che si è riflesso in molti programmi di pianificazione delle eredità negli Stati Uniti, come veniva apertamente evidenziato in un recente articolo del Wall Street Journal. Come evidenziato dallo scrittore Tim Maurer, coautore del The Ultimate Financial Plan: Balancing Your Money an Plan (Wiley), «possiamo apprendere una grande quantità di lezioni dai nostri anziani e per questo dovremmo approfittare delle vacanze e delle riunioni familiari perché essi ci raccontino non solo quei capitoli della loro vita che non conosciamo, ma anche gli insegnamenti che hanno tratto da questi». Ciò che differenzia questa così detta “Grande Generazione” rispetto ad altre è che questa ha vissuto alcuni degli avvenimenti più traumatici della storia, come la Grande Depressione, la Seconda Guerra Mondiale e (Qualcuno anche la Prima), o l’Olocausto e l’esilio, un duro processo di formazione che ha fatto affinare le proprie aspettative e abilità. Il progetto di Pillemer e dei suoi colleghi, però, non si limita ad essere una mera testimonianza, ma si propone di sintetizzare i risultati in una serie di conclusioni che ci possono aiutare nel nostro cammino personale.  Un aspetto molto importante a nostro avviso è il tener sempre presente che il nostro tempo in questo mondo è limitato non deve portarci alla tristezza e alla frustrazione, al contrario: deve servire come scusa per approfittare al massimo possibile del nostro tempo, senza stress, per non produrre poi l’effetto contrario. Per questo non dobbiamo lasciare a domani quello che possiamo fare oggi, né al lavoro, né nella vita personale, né nel nostro tempo libero. La vita è troppo corta per trascorrerla stando fermi o annoiandoci. Questo concetto va proiettato anche come atteggiamento che noi operatori socio sanitari ed assistenziali poniamo nella cura del paziente anziano in Rsa. Nonostante le problematiche che la vita quotidiana ci pone di fronte, è l’atteggiamento positivo che deve caratterizzare il nostro intervento che va di conseguenza a riflettersi sulla percezione che l’anziano avrà di noi. Per cui spesso vale più un sorriso speso con generosità che tante parole di circostanza o vuote.

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