La tutela degli operatori sanitari e l’importanza del punto di ascolto in una Rsa

Gli operatori sanitari, quotidianamente a stretto contatto con il malato, rappresentano per una Rsa una ricchezza che va formata, ma anche protetta. In ambito sanitario, la sindrome del burnout è una forma di stress cronico che produce nell’operatore scarso coinvolgimento nel lavoro, esaurimento emotivo e deterioramento delle relazioni con l’utenza; ha una notevole rilevanza sociale e sta riscontrando sempre più interesse da parte della letteratura psicologica e psichiatrica (Santinello, 1990; Payne e Firth Cozens, 1999). Le categorie più a rischio di sviluppare tale sindrome sono quelle chiamate a rispondere quotidianamente e in tempi rapidi a problematiche mutevoli e spesso senza soluzione. Il contatto costante con la sofferenza e la morte, con la cronicità, genera a lungo andare un esaurimento delle risorse dell’operatore. Sono dunque fondamentali interventi in grado di fornire gli strumenti operativi per gestire e prevenire lo stress lavorativo, le strategie per difendersi dallo stress negativo ed aumentare o mantenere il livello motivazionale indispensabile a tutte le professioni di aiuto, salvaguardando il benessere dell’operatore e di conseguenza la sua efficienza lavorativa. Per questo nella nostra Rsa è stato creato il “Punto di ascolto” curato dall’educatore professionale.  Obiettivo dell’intervento è quello di migliorare la relazione con gli utenti nell’ottica di un aumento della qualità del servizio fornito dagli operatori stessi. Sono dunque utili interventi che abbiano lo scopo di ottimizzare la qualità degli scambi comunicativi e il sostegno fra gli operatori per fronteggiare le situazioni di emergenza e di elevato carico lavorativo, per ridurre l’impatto negativo dello stress, attraverso la creazione di uno spazio di discussione, dove sia possibile condividere ed elaborare le emozioni negative e le difficoltà. Ovviamente l’educatore non vuole sostituirsi ad uno psicologo o a uno specialista più adatto alla cura del problema quando il disagio dell’operatrice o dell’operatore si cronicizza e diventa patologico. L’obiettivo è invece di intercettare un malessere, cercare di comprenderne le origini e, prima che si trasformi in pesante “burnout” in cui il disagio psicologico va a somatizzarsi dare le giuste indicazioni che spesso sono quelle di prendersi un periodo di riposo o proprio rivolgersi a specialisti del settore. Quindi l’educatore quando è necessario, indirizza verso un supporto psicologico e i due professionisti possono collaborare insieme per una buona risoluzione della problematica. L’intervento della psicologia può essere importante nella strutturazione e guida di incontri di gruppo specifici sulle tematiche della gestione dello stress e delle relazioni con i pazienti ed interne al gruppo di lavoro. “Lo stress lavorativo è una patologia dell’organizzazione lavorativa, non dell’individuo” (Graziano, 2007): è dunque importante che venga gestita all’interno dei luoghi di cura. Spesso, infatti, l’analisi delle esperienze di operatori sanitari mette in evidenza come l’insoddisfazione da parte degli operatori non riguardi la relazione con il paziente, quanto il rapporto con i colleghi.

Leave a Reply

Your email address will not be published.*

RSA Ferrera Erbognone  Piazza Giordano Bruno Ferrera Erbognone (PV) | Powered by Advantis