La rabbia repressa nel paziente anziano e come convertirla in energia positiva

La rabbia repressa, intesa come sentimento originato dalla convinzione soggettiva di essere stati, intenzionalmente o per negligenza, trattati senza rispetto e soprattutto frustrati nel desiderio e nel bisogno, è una emozione negativa che colpisce prima o poi tutti durante il percorso della nostra vita. Nel paziente anziano la rabbia è qualcosa di molto frequente. Come spiega il professor Mario Fulcheri dell’Università di Chieti – Pescara tra le manifestazioni di rabbia cronica, di cui l’anziano può farsi interprete e divenire vittima, vanno ricordate: a) l’ingratitudine, caratterizzata da un meccanismo irrazionale di ripetizione, mediato da un complesso di superiorità, che tende a rinnegare l’aiuto ricevuto; b) il broncio, una modalità infantile di espressione, attraverso la muscolatura mimica facciale, di un affetto di scontrosità, finalizzato a indurre e produrre nell’altro una qualche preoccupazione; c) la lamentosità, una modalità di rancore, tipica di chi non riesce a dimenticare o perdonare, per via di una incapacità a compartecipare emotivamente con l’esperienza affettiva altrui. rischiano di trasformarsi in così dette mine vaganti dirette ad attaccare sé stessi e a colorare di grigio il resto della vita. Può accadere, infatti, che tutta l’aggressività repressa venga inconsciamente indirizzata dall’anziano sulla propria persona, con l’obiettivo di richiamare a sé tutta quell’attenzione e considerazione, di cui la vecchiaia sembra averlo privato. La rabbia, la protesta, la svalutazione e il disprezzo rivolti verso sé stessi compenserebbero e giustificherebbero irrazionalmente agli occhi dell’anziano i suoi fallimenti e le sue perdite, adagiandolo passivamente nel buio della depressione. Lamentosità, litigiosità, amarezza, arroganza, sarcasmo, ingratitudine, broncio, scontrosità sono spesso una reazione del paziente anziano al senso di inutilità, al sentirsi in balìa degli eventi, al vagare in un universo privo di certezze, di senso, dove tutto si corrompe, dove tutto è complicato ed è facile si giunga ad un vero e proprio “contagio che raggiunge le grandi masse e gli ambienti più disparati”. A fronte di tutte questi enunciati pensiamo sia fondamentale da parte di tutti, dalle istituzioni sino a chi come noi lavora quotidianamente con i pazienti anziani che venga riconosciuto loro Il diritto ad essere riconosciuto e tutelato, a livello etico – culturale nei suoi interessi sociali, promuovendo un confronto con i suoi più intimi bisogni di protezione ed allo stesso tempo di affermazione delle sue capacità residue. Veicolare la rabbia che spesso viene sviluppata dagli anziani come reazione ad una sensazione di abbandono e trasformarla in energia positiva è molto importante per il nostro lavoro in Rsa. Il paziente da noi si deve sentire non solo accettato ma anche benvoluto, necessario e coinvolto per la buona armonia della “vita” della struttura.

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