
Per molto tempo, la psicologia si è occupata prevalentemente degli aspetti deficitari dell’invecchiamento, risentendo di un orientamento focalizzato più sullo studio delle singole funzioni/disfunzioni. Ultimamente è stata giustamente evidenziata l’importanza di una visione centrata sulla persona e sulla valorizzazione delle sue risorse, in una fase della vita in cui si assiste non solo al progressivo instaurarsi di aspetti involutivi e di perdita, ma anche di attiva ridefinizione del proprio ruolo e delle proprie possibilità individuali e sociali. Alla luce di ciò la psicologia offre anche gli strumenti per sostenere l’individuo a mentalizzare i cambiamenti, gestire gli aspetti involutivi, riconoscere le potenzialità e le risorse necessarie per ritrovare un giusto equilibrio e un sano livello di autonomia, anche attraverso interventi mirati a rimodulare il rapporto con l’ambiente. James Hillman sosteneva che «solo durante l’anzianità è possibile raggiungere la piena espressione ed è in quegli anni che diventiamo quello che siamo davvero». Di conseguenza il nostro impegno come operatori socio sanitari all’interno di una Rsa è proprio quello di tentare di «non lasciare sprecate» le risorse che un paziente anziano ancora ha attraverso esercizi di stimolazione cognitiva e di mantenimento dei suoi interessi che vanno valorizzati. Il significato fondamentale è quello di far sentire il paziente anziano, ognuno con la sua sensibilità, protagonista del suo tempo. L’invecchiamento comporta modificazioni dell’assetto cognitivo e psicologico della persona, anche se questa distinzione è piuttosto artificiosa e mai netta. Il progressivo declino delle funzioni cognitive che caratterizza la senescenza è più correlato ad alterazioni strutturali e funzionali del cervello. «In condizioni fisiologiche normali, tuttavia, dette alterazioni possono essere in parte compensate dal fenomeno della plasticità neuronale e dalla continua e mirata stimolazione ambientale» (fonte psicologiacontemporanea.it). La componente psicologica si rapporta alla personalità, alla storia individuale, allo stile di vita, alle interazioni con l’ambiente, agli eventi. L’invecchiamento comporta modificazioni dell’assetto cognitivo e psicologico della persona, anche se questa distinzione è piuttosto artificiosa e mai netta. Il progressivo declino delle funzioni cognitive che caratterizza la senescenza è più correlato ad alterazioni strutturali e funzionali del cervello. Si assiste a una graduale compromissione della memoria e della capacità di apprendimento con un diverso impegno delle capacità mnesiche: l’anziano apprende più facilmente dal fare, dall’azione. Per quanto attiene agli aspetti psicologici, con l’invecchiamento generalmente si evidenzia un’accentuazione delle caratteristiche di personalità: il comportamento si fa più rigido, talvolta caratterizzato da ostilità, rancore, facile suscettibilità e diffidenza. Molto meno si osserva una moderazione dei tratti caratteriali.