Gli anziani e il cambiamento come supporto ad un migliore invecchiamento

L’età anziana è raramente correlata al cambiamento in termini attivi e propositivi. «Quando si parla di questo tema, ci si riferisce solitamente alle modifiche connesse da un lato al fisiologico processo di invecchiamento, dall’altro ai mutamenti nei ruoli sociali, sottolineando le dimensioni di declino fisico e cognitivo, perdita (di capacità, possibilità, senso, prospettiva), ineluttabilità: a questo si collegano scenari esistenziali e relazionali di rinuncia, ritiro, malinconia, passività» (Citazione Beatrice Longoni assistente sociale e docente presso l’Università di Milano – Bicocca). Diverse professioni possono promuovere il cambiamento di abitudini quotidiane e stili di vita che, a qualunque età, influiscono sullo stato di benessere e di salute e sulla qualità della vita; con le persone anziane questa importante funzione può essere ostacolata da visioni antiche, ormai ampiamente inadeguate. Le profonde modificazioni che hanno interessato l’ultima fase della vita, a livello sia individuale che collettivo, impongono invece di rivalutare le dimensioni di speranza e di progettualità, con una visione realistica ma serena di questa parte ormai lunga dell’esistenza, in cui il cambiamento di stili di vita e abitudini, anche ad età avanzate, può risultare essenziale per il benessere e la salute.  Partendo da questo presupposto dobbiamo evidenziare che l’età anziana comporti modifiche significative di tipo strutturale e funzionale sul piano fisico, cognitivo e psichico. Sicuramente il corpo si trasforma, la forza e la resistenza (fisica e mentale) diminuiscono, i risultati si riducono, il rischio di fragilità emotiva aumenta. La non negazione delle perdite (psicofisiche, sociali, relazionali) che ovviamente corrisponde a un percorso, impegnativo può consentire di riconoscere la realtà così come si va configurando man mano che l’età aumenta. Allo stesso tempo bisogna impiegare in modo più opportuno risorse e tempo, ricercare differenti spazi e modalità di realizzarsi e di condividere un nuovo equilibrio. Questo postulato assume una notevole rilevanza nell’ambito della progettualità per rendere nel limite del possibile attivi e coinvolti i pazienti anziani ospitati all’interno di una Rsa come la nostra. Si parte con l’analisi del bisogno e laddove la componente cognitiva sia fortemente compromessa ricordarsi che non è vero che al quel punto, come spesso si sente dire “NON C’E’ NIENTE DA FARE”. C’è invece molto da fare, partendo soprattutto con la presenza fisica dell’operatore che si approccia con i pazienti a livello empatico, con la stimolazione sensoriale riattivando, seppur parzialmente il dialogo e il tatto insegnando per esempio con pazienza e con amore pratiche quotidiane spesso dimenticate a causa della demenza senile come il semplice uso della forchetta e del bicchiere.

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