
È possibile superare la paura della morte o quella che in gergo scientifico viene chiamata Tanatofobia? La morte, per sua natura ineluttabile, fa parte del ciclo della vita e pertanto è importante accettare tale condizione, anche se il solo pensiero ci causa sofferenza o paura. In alcuni pazienti anziani l’aspettativa dell’ultima parte della propria vita è vissuta in maniera serena, in altri invece, anche se non lo danno a vedere, rappresenta invece motivo di ansia e preoccupazione. «L’accettazione potrebbe essere considerata, un primo passo per riuscire a liberarsi di tutti i timori e le preoccupazioni relative alla morte che spesso ci limitano e ci bloccano, al fine di vivere la vita a pieno e godere delle esperienze e delle relazioni che sperimentiamo» (Fonte blog studiocolamonico.it). Sicuramente condurre uno stile di vita sano e intessere una rete sociale ricca e soddisfacente che ci faccia sentire parte di qualcosa aiuta ad eludere quei pensieri ossessivi di paura della morte e la conseguente ansia e paura. Certamente tutte le cautele che possiamo prendere individualmente aiutano, ma quando la paura della morte genera un vero e proprio disagio psicologico non possono bastare. In questi casi è opportuno rivolgersi ad un professionista competente ed esperto che possa portarci a comprendere i meccanismi che hanno generato in noi stati d’ansia e la paura della morte fino ad arrivare alla costruzione di nuovi significati e nuove consapevolezze. L’approccio più indicato per affrontare la paura della morte a qualsiasi livello ma in modo particolare nella Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC). Questo orientamento, infatti, permette a chi sperimenta questo tipo di disagio di ristrutturare i propri pensieri “sbagliati”, riducendo il senso di ansia e angoscia ad essi conseguenti. I principi alla base dell’approccio cognitivo-comportamentale riguardano la teoria secondo cui le nostre risposte attivate da un punto di vista comportamentale ed emotivo sono di base condizionate da idee, pensieri, immagini mentali, emozioni che riguardano la situazione vissuta. Di conseguenza le idee condizionano la percezione dell’individuo costituendo quindi strategie che servono a monitorare e controllare i pensieri ma che diventano credenze e comportamenti ostacolanti per la vita dell’individuo. Attraverso il dialogo ed obiettivi semplici che si possono fissare a tappe tra lo psicologo o l’educatore e l’anziano. Questi percorsi sono fatti di piccoli esercizi in cui attraverso un dialogo costante con il paziente si riescono ad ottenere ottimi risultati. Questi esercizi hanno un loro beneficio importante anche per il personale che lavora in una Rsa e che con il fattore morte dei pazienti si trova spesso a fare i conti.