
Le funzioni del sonno sono molteplici e non sono completamente chiarite. Essendo il sonno un fenomeno che riguarda principalmente il cervello, è probabile che la sua funzione fondamentale sia relativa al mantenimento della salute di questo organo e in particolare all’equilibrio, ovvero alla omeostasi, dei complessi processi che vi si svolgono. «Una funzione cerebrale strettamente connessa con il sonno è la funzione cognitiva, o meglio le diverse funzioni cognitive, che per svolgersi correttamente richiedono che il cervello riposi regolarmente per un tempo sufficiente. In caso contrario, tali funzioni vanno incontro ad alterazioni: è esperienza comune il fatto che dopo una deprivazione di sonno acuta (cioè concentrata nel tempo) una persona abbia ridotti livelli di attenzione» (Fonte auxologico.it). Tuttavia, anche una deprivazione di sonno meno marcata ma protratta nel tempo porta a deficit simili, che riguardano anche altri ambiti cognitivi, quali la memoria e le cosiddette funzioni esecutive. Negli ultimi anni sono state effettuate molte ricerche da parte di équipe sanitarie di tutto il mondo. Non ci sono ancora certezze ma tutti concordano che sia molto probabile che il sonno influenzi i meccanismi che sono alla base dell’invecchiamento del cervello e in particolare dello sviluppo delle malattie neurodegenerative che portano alla demenza. A questo proposito, è stato osservato che durante il sonno è più attivo il cosiddetto sistema glinfatico- Si tratta di un insieme di strutture simil-vascolari formato da cellule non neuronali che serve a rimuovere sostanze di rifiuto accumulate dai neuroni. È possibile che un deficit del funzionamento di questo sistema, per esempio dovuto a una protratta deprivazione di sonno, favorisca l’accumulo di tali sostanze, con il possibile effetto di facilitare l’insorgenza di fenomeni degenerativi. «Diverse pubblicazioni medico scientifiche negli ultimi decenni hanno evidenziato l’associazione della sindrome delle apnee notturne ostruttive che impediscono un sonno regolare e l’aumento dei depositi di beta amiloide cerebrale con i conseguenti deficit cognitivi associati, concludendo che il disturbo apnoico possa essere considerato un fattore di rischio per lo sviluppo della malattia di Alzheimer» (Fonte auxologico.it). Un suggerimento che potremmo dare a chi si occupa dei pazienti anziani in Rsa è quello di cercare di stimolarli durante la giornata in modo tale che al di là del loro momento di riposo dopo pranzo, non dormano eccessivamente affinché poi riposano bene durante la notte e non venga sconvolto il ritmo sonno – veglia. Laddove sia possibile (e nella nostra Rsa questo viene fatto) l’ottimale sarebbe effettuare la messa a letto serale non prima delle 21 per evitare che i pazienti restino troppe ore a letto.