
Il wandering, ovvero la tendenza a girovagare, è un fenomeno comune nei malati di Alzheimer o affetti da demenza. Questo disturbo, non semplice da gestire richiede una sorveglianza attenta e la capacità di relazionarsi adeguatamente con il paziente per affrontare nel modo migliore gli episodi di vagabondaggio e ridurre il rischio che si presentino. Il wandering (dall’inglese to wander, che significa “girovagare”), o vagabondaggio, è un sintomo comportamentale frequente nelle persone con demenza e Alzheimer e consiste nel camminare apparentemente senza una meta e senza uno scopo, in risposta a un impulso impossibile da controllare. Oltre a rappresentare una potenziale minaccia per la sicurezza dei malati, che camminando possono perdersi o farsi male, il wandering costituisce anche una delle problematiche più complesse da gestire per chi se ne prende cura. In chi soffre di Alzheimer e demenza il vagabondaggio può manifestarsi in varie forme: alcuni malati girovagano dentro la struttura di cura, mentre altri tendono a uscire. Questo disturbo può presentarsi sia di giorno che nelle ore notturne, portando le persone a camminare quando gli altri dormono. In quest’ultimo caso, il wandering può essere la conseguenza della cosiddetta “sindrome del tramonto”, che consiste in una serie di cambiamenti del comportamento e dell’umore che, nei malati di Alzheimer, si presentano o si aggravano al calare del sole e possono causare agitazione notturna, rabbia, aggressività, allucinazioni e un impellente bisogno di muoversi. In alcuni casi, questo sintomo comportamentale è innescato da stimoli ambientali in grado di causare disagio e agitazione in chi ha l’Alzheimer: spazi molto grandi, con luci, rumori o persone che parlano possono essere fonte di stress e portare a reagire con un’iperattività che si manifesta con il wandering. Anche stanze scarsamente illuminate, con molte ombre o specchi rappresentano elementi potenzialmente disturbanti. Cosa si può fare con un anziano affetto da questo importante disturbo? Innanzitutto assecondare il bisogno del malato di girovagare ed evitare atteggiamenti di sfida, rimproveri e tentativi di bloccarlo che potrebbero scatenare una reazione violenta o aggressiva. Cercare di distrarlo per indurlo a fare una pausa, soprattutto se lo si vede stanco o affaticato: può essere utile coinvolgerlo in attività semplici, piacevoli e rilassanti, che lo spingano a interrompere spontaneamente il vagabondaggio e a riposare. E infine ma non per ultimo, accompagnare la persona, seguendola a distanza e con discrezione per non darle l’impressione di essere controllata, circostanza che potrebbe intensificare la sua ansia e intervenendo in caso di necessità.