
L’invecchiamento è un fenomeno fisiologico e la comprensione dei suoi meccanismi è diventata un fenomeno di attualità con l’aumento della durata della vita della popolazione. Il concetto di invecchiamento “normale” è stato sostituito da quello di un invecchiamento senza patologie o invecchiamento ottimale. In effetti, anche se è inevitabile, l’invecchiamento è influenzabile. «La ricerca medica attuale si basa sulla comprensione degli elementi che permettono di invecchiare con una disabilità minima. Le teorie dell’invecchiamento sono molteplici e i meccanismi sono multifattoriali. Oltre ai meccanismi intrinseci dell’invecchiamento (fattori genetici, stress ecc.)» (fonte sciencedirect.com). il ruolo dei fattori estrinseci, in particolare dello stile di vita e dei fattori ambientali, appare sempre più importante. Tutti i sistemi fisiologici sono soggetti a invecchiamento a un ritmo e con conseguenze variabili e con caratteristiche particolari, secondo l’organo incriminato. Questo invecchiamento fisiologico può essere ritardato da misure igienico-dietetiche spesso semplici, ma, talvolta, restrittive. La gestione precoce delle malattie acute o croniche, più frequentemente negli anziani, permette di aumentare la durata di vita senza disabilità e di prolungare, così, la vita in buona salute. Un intervento altrettanto importante oltre alle terapie medico – farmacologiche sono quelle sulle quali spesso puntiamo negli approfondimenti di questi redazionali e riguarda l’approccio psicologico ed educativo che risulta fondamentale nel comprendere il carattere di un paziente anziano e su come interagire con lei/lui quando viene ricoverato in una Rsa come la nostra. Entrare in empatia con un processo tramite il quale si instaura un clima di fiducia reciproca paziente – operatore, risulta di estrema efficacia e produce, se perseguito con i giusti tempi, risultati davvero determinanti. Cosa intendiamo per “giusti tempi”? Semplicemente l’educatore, gli operatori socio assistenziali ed il team sanitario debbono darsi un tempo tale per cui possano osservare, studiare e comprendere il carattere del paziente che arriva in struttura con la sua storia sociale e le abitudini consolidate negli anni. Non è possibile e non giusto (specie se si tratta di cattive abitudini) approvare tutti i desiderata del paziente, tuttavia senz’altro (ci riferiamo a persone con ancora un discreto quoziente cognitivo) si riesce a trovare un punto di incontro per “impegnare” il paziente in attività di suo gradimento evitando che si isoli ed incappi quindi in una automatica sindrome ansioso – depressiva.