
L’invecchiamento della popolazione italiana e dei Paesi del Mondo Occidentale in generale, a partire dalla seconda metà del XX° secolo, sta provocando una trasformazione radicale della loro struttura demografica Si tratta di un fenomeno che, per l’intensità e la velocità con cui si è realizzato, non ha precedenti nella storia dell’umanità, qualificandosi come una vera e propria rivoluzione demografica. Esso è dovuto soprattutto alla significativa riduzione della mortalità per malattie infettive e secondariamente, negli ultimi decenni, anche all’aumento dell’aspettativa di vita in età senile. Da una indagine condotta dall’Istat a livello nazionale l’aspettativa di vita si è di molto aumentata in Italia negli ultimi anni passando da 80,4 anni per l’uomo e 84,05. Come conseguenza dell’aumento dell’aspettativa di vita si è verificato un significativo incremento del numero degli anziani. Da qui la sfida da parte di Rsa come la nostra di lavorare per aumentare la qualità della vita dei “grandi anziani” anche negli ultimi anni della loro vita. Ormai ci troviamo di fronte a casi di ultranovantenni che scelgono la casa di riposo più per il timore di non riuscire più a badare a sé stessi che non per la mancanza di lucidità o di un discreto livello cognitivo residuo. O anche perché decidono di trascorrere gli ultimi anni della loro assistenza in condizione di accudimento senza dover preoccuparsi di svolgere mansioni domestiche e provvedere al proprio sostentamento. Ci sono poi anziani “giovani” (dai 65 agli 80 anni) caratterizzati da una particolare vulnerabilità per la contemporanea presenza di più malattie croniche (comorbilità), di fragilità e di disabilità, pazienti in qualche modo “nuovi”, che necessitano di diverse cure sanitarie ed assistenziali. La fragilità è “una condizione di estrema vulnerabilità che pone l’anziano che ne è affetto (frail elderly) in uno stato di elevato rischio di peggioramento e/o declino rapido ed improvviso della sua salute, con comparsa di disabilità (ove non già presente), perdita dell’autosufficienza, cadute, necessità di ospedalizzazioni frequenti e ripetute, facilità a sviluppare episodi di delirium, istituzionalizzazione, fino all’estreme conseguenze. Come facilmente desumibile l’età di conseguenza non è l’unica discriminante per poter stabilire in che modo intervenire con un progetto specifico di intervento che nella nostra Rsa viene “cucita addosso” su misura per ogni paziente