Depressione maggiore nel paziente anziano ed approccio empatico

L’invecchiamento è quasi inevitabilmente sempre associato alla comparsa di patologie e alla riduzione di efficienza e di forza fisica e anche da un fisiologico indebolimento delle funzioni cognitive, tra cui soprattutto la memoria. Numerosi cambiamenti come il pensionamento, l’allontanamento dei figli dal nucleo famigliare, la vedovanza, rappresentano eventi di vita importanti e stressanti che possono causare timori di solitudine e tristezza e quindi anche depressione. A discapito di tutto ciò la depressione maggiore che è una delle patologie neurologiche che colpisce maggiormente il paziente anziano non va considerata come una normale evoluzione dell’invecchiamento. Naturalmente una terapia farmacologica ben impostata non solo può risolvere la depressione ma è importante perché la presenza di un quadro depressivo influenza il decorso di altre possibili patologie fisiche e anche la motivazione del paziente ad assumerne i medicamenti in modo preciso e regolare. Inoltre, il rallentamento psichico, fisico e motorio che si associa normalmente alla depressione è particolarmente deleterio nell’anziano in quanto le possibilità di ripresa son ridotte e il recupero è spesso più lento e incompleto. Ed ancora:  a volte, il paziente anziano può già presentare un certo grado di deterioramento cognitivo, legato ad alterazioni cerebrali e disturbi vascolari. Sono possibili situazioni para-fisiologiche più sfumate, fino a situazioni più francamente orientate verso un deterioramento patologico delle funzioni di memoria e concentrazione, anche per questo motivo è importante valutare il profilo del farmaco prescritto in modo da non influire ulteriormente sulle capacità cognitive già compromesse. In queste forme depressive più sfumate, invece di partire in quarta con importanti terapie farmacologiche si può altresì svolgere anche un approccio psicologico che vada ad incidere sul miglioramento del paziente anziano, specie nel caso che lo stesso sia ospite di una Rsa come la nostra dove si possono impostare interventi mirati e programmati. Si parla in questo caso di approccio empatico, approccio relazionale che aiuta a ridurre lo stress, a mantenere la dignità e il benessere dell’anziano. Per lo psicologo Martin Hoffman l’empatia si compone di tre fattori: affettivo, cognitivo e motivazionale, e si manifesta fin dai primi giorni di vita come pura affettività, cui si affianca la componente cognitiva con la crescita della persona. Lavorare sulla comprensione della o del paziente e le qualità da valorizzare: esempio capacità di canto, di disegno o amante del dialogo o delle informazioni di attualità è molto importante. Il punto focale è quello di interessare un paziente anziano anche all’ambiente della Rsa in cui vive in modo tale che non si senta un oggetto estraneo o passivo. Avere degli scopi o degli obiettivi sono fattori importanti che fungono da ottimi antidepressivi.

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