L’importanza della terapia cognitivo comportamentale nel paziente anziano

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un incremento significativo degli studi sull’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale con gli anziani. L’allungamento dell’aspettativa di vita accrescerà nei prossimi anni la domanda di cure per le patologie depressive legate all’invecchiamento sia normale che patologico. Il trattamento cognitivo-comportamentale, agendo sulle componenti cognitive, comportamentali ed emotive della depressione, sembra rappresentare un metodo di cura privilegiato per il paziente anziano. Aumentano, inoltre, gli studi che lo indicano come un’alternativa o un supporto validissimo alla terapia farmacologica. Negli ultimi anni, inoltre, il muro di pregiudizi che per molto tempo ha impedito agli anziani di accedere alla psicoterapia comincia a sgretolarsi sotto i colpi dell’evidenza clinica che questa popolazione è ricettiva alle terapie non farmacologiche. Le ricerche in questo ambito, infatti, hanno mostrato gradualmente le potenzialità di questo strumento terapeutico. I primi studi che hanno comparato l’azione della terapia cognitivo-comportamentale con quella del farmaco, infatti, riscontrarono che il trattamento psicologico era preferibile al placebo e alla condizione di non-trattamento (Gerson et al., 1999). «Studi successivi hanno permesso il miglioramento delle condizioni sperimentali come, ad esempio, l’utilizzo di gruppi di controllo e studi in cui si seguiva il percorso di queste persone. Allo stato attuale non è possibile quantificare l’efficacia di questo approccio nelle varie forme depressive, nei vari contesti di cura e nelle varie tipologie di pazienti. Tuttavia esistono prove sufficienti per affermare che la terapia cognitivo-comportamentale può svolgere un ruolo importante nel trattamento della depressione in questa popolazione» (Fonte P.A. De Martino e A. Couyoumdjian – La terapia cognitivo-comportamentale della depressione nell’anziano). Quando si parla di depressione nel paziente anziano per l’80% dei casi il primo approccio rimane quello farmacologico però la possibilità di integrare la farmacoterapia con la psicoterapia è diventato più abituale. Certo questo approccio necessita di alcuni prerequisiti da parte degli operatori della salute: la capacità di osservare il paziente anziano senza i pregiudizi legati alla vecchiaia; considerare la depressione senile non come una condizione unicamente dipendente dall’età su cui intervenire solo con rassicurazioni o minimizzazioni, ma come un disturbo invece  da inquadrare all’interno di un adeguato quadro diagnostico e gerontologico; permettere al paziente di essere informato e di scegliere lo strumento terapeutico che preferisce. Ovviamente parliamo di pazienti anziani con un lieve declino cognitivo. In questi casi la vicinanza affettiva, come succede anche all’interno della nostra Rsa dove coinvolgimento attivo dell’ospite nella programmazione delle attività di animazione è un fattore essenziale per la buona riuscita delle iniziative proposte.

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