Le demenze come aiutare i pazienti in difficoltà di comunicazione

Con il termine demenza (o deterioramento mentale) si intende una sindrome clinica caratterizzata da un progressivo deficit della memoria e delle altre funzioni cognitive, tra cui il linguaggio, la prassia e la capacità di giudizio. A questi sintomi possono associarsi anche modificazioni del carattere e della personalità. Le demenze sono quindi sindromi involutive e difettali caratterizzate da perdita di patrimonio intellettivo, cognitivo e affettivo precedentemente acquisito e consolidato. Da un punto di vista di classificazione si distinguono tre forme di demenza degenerativa: primaria di tipo Alzheimer, primaria di tipo non-Alzheimer e secondaria. Per demenza primaria si intende una demenza la cui origine non è conosciuta; si definisce secondaria, invece, quella demenza derivante da causa accertata: tumore, infezione, trauma quant’altro. Tutti i cambiamenti, che compromettono sempre di più l’autonomia del paziente fino ad interferire sul normale svolgimento delle attività quotidiane di cura personale, sulla attività lavorativa e sulle relazioni interpersonali, devono essere documentati da una storia clinica. Questa consiste nella raccolta del maggior numero di informazioni riguardanti l’esordio della malattia (quando sono stati notati i primi sintomi e quali sono stati) e l’impatto dei disturbi sulle attività normalmente svolte dal soggetto. La storia clinica è costituita da una anamnesi familiare, fisiologica, patologica remota e patologica prossima. I deficit cognitivi, che solitamente compaiono dopo le manifestazioni comportamentali riguardano soprattutto il dominio della memoria e del linguaggio. Le abilità visuo-spaziali, invece, contrariamente a ciò che accade nella malattia di Alzheimer, possono essere a lungo risparmiate. Uno dei disturbi principali che emergono con le demenze è l’afasia progressiva (PPA acronimo di Primary progressive aphasia) La PPA è caratterizzata da un disturbo isolato del linguaggio, con progressiva difficoltà a trovare le parole, aumento della pausa tra una parola e l’altra, balbuzie. Il compito dell’educatore e degli operatori socio assistenziale (oltre naturalmente del personale sanitario) è quello di stimolare esercizi che possono appartenere alla terapia non farmacologica della ROT (Terapia di riorientamento) in cui per esempio facendo ripetere al paziente piccole porzioni di frasi o (per le persone ancora in una fase iniziale della demenza) anche brevi scioglilingua, si cerca di mantenere le potenzialità residue e allo stesso tempo esercitare una stimolazione cognitiva che in questo più che in altri casi, è davvero fondamentale

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