Le malattie psicosomatiche negli anziani

Che il cervello potesse in vario modo influenzare il corpo e/o ne fosse la spia per certe forme patologiche è un assunto da sempre conosciuta e alcuni reperti rupestri mostrano il corpo umano sano o deformato da fiamme interne quasi a dimostrazione che paura, terrore o altro potessero consumare il corpo interiormente. La cultura occidentale, infatti, è stata fin dai suoi albori influenzata dalla filosofia della Grecia antica che considerava il corpo maschile l’emblema della perfezione. Il termine «psicosomatico» fu coniato nel 1818 da Heinroth J. C. Mentre è solo dal 1919 che con Deutsch F. si parla di «medicina psicosomatica». Il clinico tedesco fondò una clinica per la cura delle nevrosi. Successivamente nel 1922 Jacobi K. introdusse l’espressione «somatopsichico». È noto che l’80% degli anziani ha almeno una malattia cronica; la maggior parte di essi ne ha tre o più e da ciò discende che mai come nella vecchiaia l’individuo si sente dolorosamente esposto alla malattia. In tali casi sorge sempre il dubbio di conoscere quanto la malattia è solo nel corpo e quanto questa deriva dalla mente. (fonte acsamedical.it). Per questo motivo è necessario più che mai intervenire anche con quelle che noi chiamiamo terapie non farmacologiche attraverso stimolazione cognitiva ed attività mirate a far emergere o “ri-emergere” capacità residue attraverso la maieutica disciplina che attraverso la pratica empatica e la conquista della fiducia del paziente ottiene l’espressione delle sue capacità residue. «Con Freud poi entra prepotentemente in campo medico la psicoanalisi e con essa tutti gli studi sempre più approfonditi sui rapporti fra corpo e mente e fra mente e corpo. Una caratteristica distintiva di molti individui con disturbi da sintomi somatici non sono i sintomi somatici in quanto tali, ma piuttosto il modo in cui gli individui li presentano e li interpretano, situazione questa di estrema rilevanza nella popolazione anziana». (fonte acsamedical.it) Numerosi sono i fattori di rischio che possono innescare una condizione somatizzante: ad esempio, i fattori temperamentali, dove il tratto di personalità dell’affettività negativa (nevroticismo) è stato identificato come un fattore di rischio/correlazione indipendente o i fattori ambientali in cui il disturbo da sintomi somatici è più frequente in individui con scarsa scolarizzazione e basso status socio-economico e in quelli che hanno recentemente sperimentato eventi di vita stressanti. Sintomi somatici persistenti (da più di sei mesi) sono associati a caratteristiche demografiche (sesso femminile, età avanzata), a una concomitante malattia organica cronica o a un disturbo psichiatrico (depressione, ansia, distimia, panico), a stress sociali (povertà, solitudine).

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