Gli anziani non hanno bisogno solo di oggetti ma di parole scelte sapientemente

La solitudine nell’anziano è la sensazione di disagio interiore data dalla mancanza di relazioni e contatti sociali gratificanti. La solitudine subita è quella dell’anziano abbandonato senza risorse economiche e/o psicologiche, che non ha più progetti, ma subisce una perdita del ruolo sociale. Abbiamo già sottolineato in più riprese che essere anziano significa vivere grossi cambiamenti nei confronti dei ruoli tra gli affetti ma soprattutto nella società, mutamenti del proprio fisico e diminuzione dell’autonomia, cambiamenti emotivi e cognitivi, paura della malattia e della morte. L’anziano deve confrontarsi con il fatto che le persone significative, anche amici pazienti conosciuti all’interno della Rsa gradualmente “spariscono”. I sentimenti che quindi subentrano sono angoscia, depressione, vissuto negativo, profondo stato di disagio. «La solitudine porta ad un rischio di decadimento soprattutto a livello psichico con possibile impoverimento del pensiero, ansia, senso di insicurezza, abbassamento del livello di autostima, emozioni negative» (fonte acdmendrisiotto.ch) Cosa fare quindi? È necessario favorire le relazioni sociali aggreganti stimolando qualsiasi contatto con il mondo esterno (come il progetto sociale che la nostra Rsa ha attivato accompagnando i pazienti all’esterno della struttura anche per una semplice passeggiata), attività ludico ricreative/culturali, attività motorie (gruppi di ginnastica). Molto importante è valorizzare le risorse dell’anziano accompagnandolo nel processo decisionale, per affrontare il quotidiano in una dimensione attiva condivisa (così che non sia vissuto come un’imposizione ma come un “esserci” nel vivere la propria vita.) È altresì necessario far passare il concetto della vecchiaia come momento di cambiamento e non di limitazione. Visto come una nuova possibilità per coltivare altri interessi e costruire nuovi rapporti sociali e nuove relazioni affettive. Il nostro ruolo come personale sanitario e socio assistenziale all’interno di una Residenza sanitaria per anziani non è consigliare, ma offrire un supporto ed un orientamento nell’ambito di una relazione d’aiuto che permette al paziente di sviluppare un atteggiamento responsabile e decisionale verso sé stesso ed il proprio benessere. Supportare la persona nella destrutturazione del problema in “tanti piccoli problemi” più risolvibili è altrettanto fondamentale come svolgere attività di persuasione verbale che comprende il rinforzare positivamente “le abilità messe in atto dal paziente”. Gli anziani non hanno bisogno solo di “oggetti”  funzionali al loro benessere ma di sentimenti, di parole e di parole scelte sapientemente.

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