Associazioni mentali sugli anziani: positive, semplici e negative

Da una ricerca effettuata da un gruppo di psicologi lombardi tra cui Gianluca Castelnuovo, Antonia Mirarchi ed Antonia Molinari è nato uno studio molto interessante in cui si evidenziano aspetti fondamentali per il capitolo della psicologia dell’invecchiamento. Molto illuminante è il capitolo che riguarda le associazioni mentali comuni quando si parla di vecchiaia. Esistono fondamentalmente tre associazioni mentali comunemente diffuse sull’invecchiamento e sulla vecchiaia, definibili semplificando positive, semplici, negative. Le associazioni positive sono: saggia, pacata, esperta, rapida nel vagliare i dati di realtà ed operare scelte tempestivamente, ricca di buon senso e sensata ragionevolezza, in grado di gestire al meglio le energie a sua disposizione, interiormente riflessiva. Le associazioni semplici sono: con una minore quantità di energie da cui una maggiore facilità a introduzione stancarsi ed un aumento di bisogno di riposarsi; usante trucchi per auto-aiutarsi mnemonicamente (es. post it; promemoria automatici acustici sul cellulare, visivi sul pc.). Le associazioni negative sono: rimbambiti, smemorati, acidi, irrigiditi, saccenti, ammalati, esageratamente emotivi: in riferimento al giudizio negativo di emotività quale debolezza e/o fragilità a fronte del giudizio positivo di raziocinio quale forza e/o durezza; prossima alla morte (ciò da quando in realtà – per via dell’aumento dell’aspettativa di vita – vi sono elevate probabilità statistiche di una dozzina, perfino ventina, di anni ulteriori da vivere ed abitare dinanzi a sé). In questo contesto si inquadra l’intervento educativo con il supporto psicologico. Un lavoro molto impegnativo e che sostiene le risorse cognitive ed emotive residue dei nostri pazienti. La psicologia dell’invecchiamento inserisce in ciò una ulteriore competenza specifica, tesa a sostenere l’autostima del paziente, favorirne l’equilibrio emotivo relazionale all’interno del contesto in cui vive, per esempio, come nel nostro caso all’interno di una Rsa. Inoltre il supporto psicologico può agevolare l’evoluzione di un nuovo equilibrio scaturente dalle ineludibili trasformazioni derivanti dall’invecchiamento medesimo, supportare la spinta alla socializzazione nella comunità.

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