La gestione delle emozioni negli anziani

Quando si parla di anziani, spesso ciò che viene rappresentato è un individuo segnato nel volto, nel corpo e nel comportamento dall’arrivo del decadimento, fisico- cognitivo e dalla demenza. Ciò che ci sfugge è ciò che invece riguarda l’aspetto psicologico dell’anziano sano, di quell’anziano che vive un invecchiamento “normale”, ossia quel processo inevitabile che avviene in tutta la popolazione e che prevede modificazioni sia fisiche che psicologiche, cognitive e affettive, in una sostanziale stabilità del quadro di personalità. Per entrare in questa dimensione ed arrivare a comprendere le peculiarità e la ricchezza di questa età bisogna essere pronti ad abbandonare il concetto di anzianità come perdita e sconfitta, dove si privano di significato anche l’attivarsi e il continuare a coltivare passioni ed interessi. Una ricerca mostra come, per quanto riguarda il riconoscimento emotivo a partire dalle espressioni facciali, l’anziano subisca un decremento della capacità a riconoscere la paura, la rabbia e la tristezza,  un aumento della capacità di riconoscere il disgusto e prestazioni simili per ciò che riguarda le emozioni di gioia e sorpresa. E’ proprio sull’aspetto emotivo che educatori, personale sanitario ed che gli operatori socio assistenziali che in una Rsa giocano una partita fondamentale. Creare un clima familiare dove stabilizzare il tono dell’umore è un fattore assolutamente importante. Bisogna liberarsi da stereotipi, dal pessimismo che emerge dai numeri e partire invece dalla ricchezza dell’individualità e delle differenze di ciascuno. «Questo è un processo che dura tutta la vita, con successivi adattamenti e acquisizioni sia cumulative, basate sull’accrescimento di nuove esperienze, che innovative, basate su competenze nuove. In questa ottica si vede una grande possibilità di adattare le proprie risorse fisiche e psichiche alle condizioni di vita dell’ambiente esterno, e le differenze individuali, con l’impossibilità, quindi, di descrivere l’invecchiamento come un processo univoco per tutti e generalizzabile. Gli aspetti psicologici dell’anziano sano sono inevitabilmente ancorati al concetto di cambiamento, un concetto che si dispiega in diverse aree, in primis quella del corpo (Fonte polyedra.org Antonella Vagnoni psicologa)» Ciò che, talvolta, caratterizza questo processo di cambiamento è il fatto che l’immagine che l’anziano ha del proprio corpo non corrisponda ai cambiamenti che si verificano, generando potenzialmente ansia e insicurezza con ricadute sull’autostima, soprattutto nelle donne. Ciò perché quest’ultime si trovano a interfacciarsi spesso con un contesto in cui il corpo diviene misura di successo, salute e autocontrollo. Da ciò il susseguirsi diverse modalità di gestione di questa discrepanza tra cui il rifiuto del cambiamento, il sentirsi “intrappolati”, il lottare per rimanere giovani o l’accettare che il proprio aspetto esterno corrisponda alla propria età.

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