
Alcune linee guida per la pratica psicologica con gli anziani hanno lo scopo di aiutare gli psicologi, gli educatori e gli operatori socio sanitari nella valutazione della propria preparazione al lavoro con gli anziani, nel cercare e nell’utilizzare un’adeguata istruzione e formazione per accrescere le loro conoscenze, competenze ed esperienze rilevanti in questo ambito. Gli obiettivi specifici sono quelli di fornire ai professionisti un quadro di riferimento nel lavoro con gli anziani, le informazioni di base ed ulteriori riferimenti in materia di atteggiamenti, aspetti generali dell’invecchiamento, problematiche cliniche, valutazione, intervento, consulenza, questioni professionali e formazione continua relativa al lavoro in questo gruppo d’età. Molte persone adulte presentano problematiche simili a quelle presenti ad altre età e generalmente tutti gli psicologi professionisti sono in grado di rispondere a questo repertorio di problematiche con le abilità e le tecniche che possiedono. Ad esempio, gli psicologi sono spesso chiamati a valutare e/o assistere anziani con problematiche relative allo stress o crisi di adattamento all’età che avanza. Inoltre, la considerazione dell’età, del sesso, del bagaglio culturale, del livello di alfabetizzazione sanitaria e dei modi abituali di affrontare i problemi della vita, informano sui possibili interventi (Wolf, Gazmararian e Baker, 2005). Così, gli psicologi e gli operatori sociali che lavorano con gli anziani possono avvalersi di una preparazione specifica nel lavoro clinico con questo tipo di popolazione. Il Principio del Codice Etico APA (APA, 2002a, 2010a) esorta gli psicologi a rispettare i diritti, la dignità e il benessere di tutte le persone e ad eliminare dal loro lavoro l’effetto degli stereotipi culturali e i pregiudizi. Ci sono molti luoghi comuni inesatti sugli anziani che possono contribuire a valutazioni errate ed influenzare i servizi psicologici offerti (Fonte Kinight, 2004, 2009). Ad esempio, gli stereotipi si riferiscono ad una visione dell’invecchiamento per cui: con l’età arriva inevitabilmente la demenza; gli anziani hanno alti tassi di malattia mentale, in particolare depressione; gli anziani sono inefficienti nei luoghi di lavoro; la maggior parte degli anziani è fragile e malata; gli anziani sono socialmente isolati; gli anziani non hanno alcun interesse per il sesso e l’intimità e gli anziani sono inflessibili e testardi (Edelstein e Kalish, 1999). Questi stereotipi sono inesatti in quanto la ricerca ha sottolineato che la grande maggioranza degli anziani è cognitivamente intatta, ha tassi di depressione più bassi rispetto ai soggetti più giovani (Fiske, Wetherell e Gatz, 2009), è adattiva e in buona salute funzionale (Depp e Jeste 2006; Rowe e Kahn, 1997) e spesso ha significativi rapporti interpersonali e sessuali (Carstensen e coll., 2011; Hillman, 2012).