
I cambiamenti nella popolazione che si sono manifestati negli ultimi anni e l’incremento delle patologie collegate all’invecchiamento pongono da tempo al mondo della medicina e della psicologia la necessità di una serie di riflessioni e cambiamenti radicali di approccio ai problemi di salute di una popolazione sempre più anziana e spesso fragile. «Comunemente la terza età viene identificata con una fase di declino fisico, cognitivo ed economico, e nonostante siano stati fatti notevoli progressi nel superare pregiudizi e stereotipi basati sull’età, è evidente che un atteggiamento complessivamente discriminatorio emerge spesso e in numerose circostanze nei riguardi di soggetti appartenenti a fasce di età più avanzate» (Fonte Alessandro Cavarape). Di fatto, come ampiamente documentato dall’Organizzazione mondiale della sanità, quello nei confronti delle persone anziane è il più diffuso e persistente atteggiamento discriminatorio ed allo stesso tempo il meno condannato. Nella società attuale, intrisa dal mito dell’individualismo, del successo, della apparenza, della giovinezza prolungata e dalla negazione della vecchiaia, i comportamenti correlati vedono fondamentalmente una origine psicologica: il pregiudizio, l’ostilità e la negatività nei confronti della vecchiaia derivano dalla paura del nostro inevitabile decadimento psicofisico, della perdita dell’autonomia e della morte. Dall’altra parte, gli atteggiamenti negativi sono anche in parte effetti secondari del progresso medico e scientifico, in quanto il successo della medicina nel trattare efficacemente le malattie le ha rese croniche, e quindi caratterizzate da un declino progressivo e lento. Nel contempo, i progressi medici hanno determinato un incremento esponenziale della multimorbilità, cioè la coesistenza di numerose patologie nel medesimo individuo, spesso di grande impatto sulle condizioni psicofisiche generali. «L’approccio antropologico all’invecchiamento ci stimola anche a considerare il problema della senescenza sotto altri punti di vista, come ad esempio il fatto che mentre l’invecchiamento sta interessando tutte le società del mondo, le risposte e le soluzioni proposte nell’ambito delle diverse società possono essere differenti» (Fonte Alessandro Cavarape). Il nostro compito è quello di mostrare la nostra Rsa non come un luogo in cui gli anziani vengano parcheggiati in attesa della morte, bensì come un centro di benessere in cui il paziente possa vivere nel migliore dei modi l’ultima parte della sua vita.