
Conoscere meglio, sempre più a fondo, i nuovi anziani (che, non dimentichiamolo, costituiscono un settore sociale tuttora in una fase di profonda trasformazione) e offrire loro le «occasioni» per continuare a ricoprire ruoli degni di tal nome, rappresentano due capisaldi sui quale lavorare. Per offrire qualità e benessere in realtà come la nostra RSA che si deve trasformare sempre più in una Residenza con servizi di eccellenza, abbandonando i vecchi schemi del gerontocomio dove l’anziano veniva parcheggiato per trascorre gli ultimi anni della sua vita, bisogna leggere, informarsi, ingegnarsi per sviluppare nuovi schemi sociali per far vivere meglio i nostri pazienti. I dati di ricerca riportati nei saggi di studiosi del settore mostrano molto bene quale importante contributo possa venire alla definizione di questa rinnovata cultura dell’anziano da studi empirici dotati di un adeguato supporto di pensiero teorico. Così si esemplifica in modo importante quali vie imboccare per muovere verso una tempestiva individuazione delle istituzioni da aggiornare o da inventare per la società «più longeva» che abbiamo di fronte. In sintesi, si potrebbe anche dire che questa nuova cultura per gli anziani è poi essenzialmente ispirata dall’intento di ampliare le loro stesse possibilità di scelta. O, detto in altri termini, la loro stessa libertà. A cominciare proprio da quella che, malgrado tutto, continua a caratterizzare l’invecchiamento come episodio dell’avventura umana. La libertà di scrivere con maggiore autonomia possibile anche l’ultimo capitolo della propria vita. In una società dove tutto è mercato, anche la vecchiaia può diventare una merce come tutte le altre. La questione del ruolo dell’anziano all’interno della nostra società va assumendo (e assumerà soprattutto nel prossimo futuro) una sempre maggiore centralità. Spesso invece l’anziano, espropriato delle capacità produttive e meno inserito di altri nei circuiti del consumo, viene di fatto marginalizzato e considerato spesso come un puro peso sociale. E su questo punto che invece la nostra RSA sta lavorando, dimostrando che il paziente anziano da noi non è affatto marginalizzato, ma anzi è al centro del nostro lavoro per farlo sentire ancora (nonostante le sue problematiche di salute) ancora protagonista del suo tempo.